Manuel Frattini
Manuel Frattini

Milano, 14 ottobre 2019 - Sembrava volarsene in giro senza la sua ombra. Che di crescere non ne aveva nessuna intenzione. Con quello sguardo birichino di chi una soluzione la trova sempre: contro il tempo e contro le correnti gravitazionali. Eppure affidare un lavoro a Manuel Frattini significava anche metterlo in cassaforte, la professionalità al servizio della passione. Nel 2006, alla presentazione del musical con i brani di Edoardo Bennato, osservava la platea come i bimbi il giorno di Natale. E poi via, di corsa in scena a spiccare il volo, che le lancette corrono, i pirati tramano nel buio e se precipiti fra le onde i coccodrilli ti mangiamo in un boccone. Tic tac, tic tac.

E' morto sabato Manuel, all’improvviso, fra una replica e l’altra de ‘La prima volta’, lo spettacolo nato all’interno del progetto Italy Bares che ha portato al Teatro Principe lo storico Broadway Bares del coreografo Jerry Mitchell, la risposta che ventisette anni fa diede la comunità teatrale americana alla crisi provocata da Hiv e Aids. Un grande show. Guidato da Mauro Simone. Con i protagonisti del musical a portare il loro contributo artistico per raccogliere fondi in favore di Anlaids. Fra loro Manuel. Che dopo il cameo nello spettacolo delle 17 va a prendere un aperitivo con i colleghi. Neanche il tempo di tornare a teatro e cade a terra. La corsa in ambulanza. I battiti che si fermano. Lo spettacolo che in qualche modo deve continuare.

«Eravamo felici sabato – ha raccontato Mauro Simone, già regista di Robin Hood, amico di Frattini –, Manuel aveva il cuore grande, c’era sempre in queste occasioni. Ha fatto una coreografia, stava bene, era sereno in mezzo al gruppo, trenta artisti insieme sul palco, un team creativo di 104 persone, ci conoscevamo tutti. Poi l’abbiamo visto crollare, l’ambulanza è arrivata subito ma non è stato possibile rianimarlo, non c’è stato tempo di fare nulla. È incredibile a pensarci ora, come se la serata fosse stata un ultimo saluto in mezzo agli amici. E pensare che lo prendevamo in giro, che a cinquant’anni non aveva mai nemmeno la febbre. Però se ne è andato con un sorriso. Lui generoso, sul palco e nella vita, sempre a disposizione di tutti. Con il suo carisma ti aiutava in tutto, ti sentivi sempre sostenuto». 

Milanese, cinquantaquattro anni di cui la metà da re incontrastato del musical, Manuel inizia come primo ballerino e coreografo in tv, fra Mediaset e Rai. Poi arriva la chiamata: La Compagnia della Rancia di Saverio Marconi lo vuole in A Chorus Line e lì comincia una nuova vita. Negli anni successivi ‘Sette spose per sette fratelli’, ‘La piccola bottega degli orrori’, il ruolo da protagonista nel kolossal Pinocchio, il Peter Pan campione d’incassi (per due stagioni Biglietto d’Oro Agis). E poi ancora le tournée internazionali, Cercasi Cenerentola con le musiche di Stefano D’Orazio, ‘Crazy for you’, Robin Hood, Priscilla. «Vorrei però fare un musical su Charlie Chaplin – ci aveva raccontato pochi mesi fa –, a poter sognare mi farei questo regalo. Credo infatti che abbia avuto una vita incredibile, eppure con delle sfumature malinconiche, un’immagine che sento appartenermi molto. E forse a pensarci è un qualcosa di cui sono andato in cerca un po’ in tutti i personaggi che mi hanno accompagnato in questi 27 anni di teatro». E c’è da scommetterci che sarebbe stato un grande Charlot. La poesia ad emergere fra le pieghe di una risata, di un gesto di una coreografia. Ancora una volta circondato dal pubblico e dagli amici. Fino al sipario.