Milano, 16 maggio 2018 - Tra università e quartiere c’è un ponte. Un continuo scambio di energie che passa attraverso l’utilizzo reciproco di servizi, i dialoghi e le scoperte nella vita di tutti i giorni. Quali sono le influenze reciproche? Quali le zone d’ombra, le isole felici? Gli studenti del laboratorio di Produzione artistica e culturale (corso di laurea specialistica in Arte, patrimoni e mercati) guidato dal docente Guido Ferilli hanno cercato le risposte a queste domande.

Il risultato è la ricerca «La Iulm e il suo quartiere», presentata ieri, con una festa alla Cascina Moncucco, al quartiere che ne emerge «in evoluzione». Con l’ateneo come punto di riferimento per la zona Barona grazie a corsi aperti, mostre, eventi ed edifici tra cui lo Iulm Open Space. La ricerca, che ha coinvolto 8 gruppi, rileva che maggior parte degli studenti che risiedono in zona ha scelto alloggi universitari. Promossi i mezzi pubblici (a fronte anche di un aumento percepito del traffico), i più utilizzati da studenti, residenti e lavoratori. Altro elemento: l’incidenza di supermercati e ristoranti. E se «il 70% degli studenti non è mai uscito dall’università per mangiare», «il 70% dei ristoratori è favorevole a una partnership con l’università». Nel tempo libero, gli studenti vorrebbero poter usufruire maggiormente dei servizi offerti dal quartiere, anche di sera per socializzare, studiare, svagarsi. Da esplorare, poi, c’è tantissimo: scuole, spazi espositivi, strutture di archeologia industriale, sedi di associazioni culturali, biblioteche, cinema. Il sesto focus è sulle attività commerciali: una trentina interpellate, tra cartolerie, negozi d’abbigliamento, bar, panetterie e altro, la metà esprime soddisfazione sul quartiere. E poic’è la street art: 190 opere si possono ammirare in zona, grazie al centro culturale Artkademy.

Rilevante l’indagine sulla sicurezza: il sondaggio ha coinvolto 35 carabinieri della stazione di via Lago di Nemi, 18 commercianti, 7 scuole e 100 universitari. La percezione cambia a seconda dei punti del quartiere, degli orari e del sesso degli intervistati. Dai carabinieri è emerso un quadro non allarmante: negli ultimi 3 anni gli episodi criminosi più frequenti sono stati atti vandalici. E non si riscontra un maggior numero di reati rispetto ad altre zone. «Siamo partiti come fosse una caccia al tesoro – spiega il professor Ferilli – rendendoci conto che il tesoro è il quartiere da riscoprire. Gli studenti hanno interagito con diverse realtà del territorio, tracciando un cammino che potrà essere proseguito dai loro futuri colleghi».