La polizia davanti al palazzo del civico 38 dove è avvenuto l’omicidio della donna
La polizia davanti al palazzo del civico 38 dove è avvenuto l’omicidio della donna

Milano, 19 novembre 2020 - Il killer ha provato maldestramente a cancellare le tracce dei contatti telefonici con la vittima, eliminando chat (il messaggio "Dove sei?") e chiamate via Whatsapp. Nella fuga, però, si è dimenticato un mozzicone di sigaretta che aveva gettato prima di entrare; e da quell’impronta gli investigatori hanno avuto la conferma che Mohamed Mostafa Ibrahim Saleh era stato lì. All’evidenza scientifica, gli uomini della Omicidi della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Marco Calì, hanno aggiunto una serie imponente di prove e riscontri tale da far ritenere che sia stato proprio il venticinquenne egiziano, sbarcato a Pozzallo il 9 giugno 2018 e domiciliato da irregolare a San Giuliano Milanese, a uccidere la quarantacinquenne Stefania Maria Rosa Dusi il 28 aprile scorso. Ieri all’alba Saleh è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Giusi Barbara su richiesta dell’aggiunto Laura Pedio e del pm Cristiana Roveda: avrebbe soffocato la donna durante una lite.

La storia inizia alle 10.57 del 29 aprile, quando gli agenti della Volante Genova terzo turno vengono inviati in via Lorenteggio 38 per il rinvenimento del cadavere di una donna nella cucina del suo appartamento al secondo piano: a dare l’allarme è stato il fidanzato, preoccupato dalle tante telefonate senza risposta. Vicino al corpo c’è un blister quasi vuoto di ansiolitico: il che, associato al passato travagliato della vittima, alle crisi depressive e a un precedente tentativo di farla finita, sembra disegnare la scena di un suicidio. Il medico legale non rileva segni evidenti di violenza, ma gli accertamenti investigativi, portati avanti dalla Mobile con l’aiuto dei colleghi del commissariato Porta Genova guidati da Manfredi Fava, partono comunque. Emerge che la donna si prostituiva da anni in via Lorenteggio, dopo un’esistenza segnata da guai familiari e finanziari. Il 14 maggio, arriva l’annotazione preliminare sull’autopsia: "Rottura bilaterale dei cornetti tiroidei, lesione da ricondurre con ogni probabilità a una pressione esercitata sul collo della vittima, tanto da poter determinare la morte per asfissia meccanica". È l’indicazione che indirizza l’inchiesta verso l’ipotesi dell’omicidio, avvenuto secondo i consulenti del pm tra le 15 e le 23 del 28 aprile. Il 19 maggio, la Scientifica reperta un mozzicone di sigaretta trovato sul pavimento del disimpegno.

Poi si passa all’analisi dei contatti telefonici. Tutti i numeri corrispondono a persone che conoscevano Dusi da tempo e che lei aveva registrato in rubrica. Tutti tranne uno: quello intestato a Mohamed Mostafa Ibrahim Saleh, che alle 17 del 28 ha effettuato una chiamata di 9 secondi alla donna. L’attenzione si concentra su di lui, che "tra le 22.44 del 27 aprile e le 16.29 del 28 aprile ha contattato numerose utenze pubblicizzate su siti internet dedicate ad annunci di donne dedite alla prostituzione". È suo il volto ripreso alle 16.57 dalla telecamera installata davanti al civico 32. Verosimilmente sono sue le gambe che mulinano velocemente alle 17.23 per non perdere la 50 diretta in piazza Bolivar. È suo il Dna sul mozzicone e sull’unghia del dito medio della mano destra di Stefania, che con ogni probabilità l’ha graffiato per difendersi dalla presa "a pinza" con gli avambracci. È lui l’assassino? Per avere ulteriore conferma che dopo la morte della quarantacinquenne non siano entrati altri in quella casa, i poliziotti esaminano con un tecnico di Unareti il consumo di energia elettrica: 168 wattore tra le 16.45 e le 17 (in azione phon e lavatrice in modalità stand-by); 49 tra le 17 e le 17.15 (una luce accesa), 15 tra le 17.15 e le 17.30, 68 tra le 17.30 e le 17.45 (consumo “ciclico“ dello scaldabagno), fino al crollo di 2-3 wattore di media tra le 17.45 e le 10.45 dell’indomani.

«E allora – chiosa il gip – se la morte di Stefania Dusi si colloca tra le 17, in cui ha risposto alla telefonata di Saleh e poi lo ha ricevuto nel suo appartamento, e le 17.30, non solo l’indagato è l’ultima persona ad averla incontrata da viva, ma è inevitabilmente l’autore dell’omicidio". Perché l’ha fatto? Non per soldi: i 3.200 euro presenti nell’abitazione non sono stati portati via. "Un possibile movente – la ricostruzione del giudice – potrebbe essere una lite tra Dusi e Saleh sul tipo di prestazione o sul prezzo da pagare, discussione che potrebbe essere stata determinata anche da una mancata corrispondenza tra la rappresentazione di sé sui siti internet in cui pubblicizzava la sua attività prostitutiva – talvolta il suo numero di telefono era abbinato a fotografie di donne più giovani o era indicata un’età inferiore – e la realtà palesatasi all’indagato".