Milano, 15 febbraio 2019 - «Lotterò con tutte le mie forze per tornare a vivere, a coltivare i miei sogni e a fare il mio lavoro, l’avvocato». Per Antonio Montinaro, il legale di 31 anni che lo scorso 18 gennaio, appoggiandosi alla balaustra troppo bassa della scala Y al quarto piano del Palazzo di giustizia di Milano, è caduto ed è precipitato per sei metri riportando gravissimi traumi, ieri è stato un giorno speciale. Poco dopo le 18.45 i genitori e la fidanzata hanno posato una toga su di lui, coprendolo con l’indumento simbolo della sua professione. E Montinaro ha prestato il giuramento da avvocato, sdraiato sul letto nella stanza del padiglione Monteggia del Policlinico di Milano, dove è ricoverato da quel giorno.

Una cerimonia sobria e commovente, traguardo dopo la laurea in giurisprudenza e il praticantato nello studio legale dell’avvocato Nadia Caravati, portato a termine prima che il drammatico incidente sconvolgesse la sua vita. Da ieri è formalmente iscritto all’albo, anticipando il giuramento degli altri cento avvocati della sua tornata che si terrà nei prossimi giorni a Palazzo di giustizia. Antonio Montinaro ieri ha incontrato nella sua stanza il direttore generale dell’Ordine degli avvocati di Milano, Carmelo Ferraro, il tesoriere Laura Cossar e il presidente della Fondazione Policlinico, Marco Giachetti. Oltre al codice deontologico, ha ricevuto in dono il volume “Avvocati a Milano - Sei secoli di storia”. Strette di mano, qualche fotografia per ricordare un momento importante, circondato dall’affetto dei genitori, della fidanzata e dei parenti arrivati a Milano dalla Puglia, sua terra d’origine.

«Quel giorno ho perso l’equilibrio e sono caduto, poi ho solo ricordi confusi», ha raccontato ai familiari. Si è salvato per miracolo, ma ha perso l’uso delle gambe. Nei prossimi giorni verrà dimesso dal Policlinico e trasferito in un centro specializzato nella riabilitazione, dopo il gravissimo trauma. E inizierà la sua lotta, con tutta la determinazione di un giovane appassionato di sport che, nonostante il dramma, sta cercando di non cedere all’angoscia. «Voglio tornare a vivere – ha spiegato – a fare il mio lavoro. Il cammino è lungo, ma voglio farcela».

Una lotta anche per ottenere giustizia, perché a un mese dalla tragedia tutto è rimasto come prima, nonostante le promesse del ministro Alfonso Bonafede dopo l’incidente. Nessun intervento strutturale effettuato o programmato, oltre alla transenna posizionata nel punto dove è avvenuto l’incidente, davanti al parapetto del ballatoio con un’altezza ampiamente inferiore a quella prescritta dalle norme di legge. L’avvocato Gian Antonio Maggio, che assiste Montinaro, sta muovendo i primi passi per ottenere il risarcimento in sede civile, necessario anche per portare avanti il lungo percorso di recupero. C’è poi la questione aperta su eventuali responsabilità penali per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, al vaglio della Procura di Brescia. Intanto l’Ordine degli avvocati, presieduto da Remo Danovi, ribadisce la richiesta, al centro di una delibera approvata, di nominare «un commissario per la definizione e l’attuazione di un piano straordinario di interventi per la messa a norma delle strutture e dell’impiantistica», per evitare altre tragedie.