L’interno della  chiesetta seicentesca, che oggi ha bisogno di cure urgenti
L’interno della chiesetta seicentesca, che oggi ha bisogno di cure urgenti

Vaprio d'Adda (Milano), 10 dicembre 2019 - Il referendum si è trasformato in plebiscito, i fedeli vogliono tenersi la chiesina di Sant’Antonio da Padova: il gioiellino seicentesco non sarà sconsacrato e venduto come si temeva. Ora, però, è corsa contro il tempo per raccogliere i fondi necessari al restauro: 70mila euro entro giugno. In 234 su 300 hanno risposto all’iniziativa del parroco don Giuseppe Mapelli e del Consiglio pastorale che avevano lanciato la consultazione per decidere tutti insieme il destino del tesoro in pieno centro.

La risposta è stata schiacciante. Quasi tutti hanno detto che troveranno i soldi per rimetterlo in sicurezza. L’immobile fu donato alla parrocchia di San Nicolò nel 1989 dalla principessa Sveva Colonna Falcò. Ora, però, dopo 30 anni ci sono da rifare il tetto e l’impianto elettrico, mentre le vetrate a rischio caduta sono da sostituire. Due le ipotesi sottoposte al giudizio dei devoti: o cedere la proprietà, o dare il via a una colletta per finanziare il recupero. Termine ultimo per le offerte, 13 giugno 2020, festa del Santo al quale lo stabile è dedicato.

A Vaprio, celebre per avere ospitato Leonardo nella villa del suo discepolo prediletto Francesco Melzi d’Eril a inizio Cinquecento, la comunità ha appena ristrutturato un altro tesoro romanico, la chiesetta di San Colombano, costruita per volere del missionario irlandese dai capelli rossi. Ma nel borgo dove il genio vinciano completò Monna Lisa gli scrigni da tutelare sono tanti altri: San Pietro, San Benedetto e indietro nel tempo San Carpoforo, il primo nucleo del convento che oggi è la celebre Villa Castelbarco. E la stessa San Nicolò, chiesa principale.

Per valorizzare un patrimonio di queste dimensioni servono soldi, ma le parrocchie da sole non ce la fanno più. Un problema che in città riguarda un altro bene della Chiesa, il cine-teatro Eden per il quale si cerca un futuro. Ma qui la cifra per rimetterlo in sesto va oltre il milione. E serve soprattutto un progetto culturale che coinvolga tutte le energie del borgo che vanta tante glorie nel campo dell’arte.