Guido Tortorella, figlio del compianto Cino
Guido Tortorella, figlio del compianto Cino

 Gorgonzola (Milano) -  7 dicembre 2018 - «Papà lesse il libro nel 2015, e mi diede anche un paio di dritte. Sarebbe felice oggi di vederlo pubblicato». Si intitola “La paura della coccinella”, è edito da La Nave di Teseo e da pochi giorni in libreria il primo romanzo di Guido Tortorella, classe 1977, figlio dell’indimenticato Cino, il Mago Zurlì della tv, scomparso l’anno scorso. Tortorella è regista e videomaker, lavora a Mediaset e da oltre un anno, con moglie e due figli, vive a Gorgonzola. Qui l’altra sera, alla biblioteca Franco Galato, ha presentato la sua prima fatica letteraria, intervistato dalla direttrice Monica Catellani.

E ha firmato  decine di copie, fra cui quella acquistata dal sindaco Angelo Stucchi. Un romanzo scritto in sei mesi, «anche se - racconta - io ho scritto il mio primo racconto quando avevo quattordici anni. E non ho mai smesso. Racconti, idee. Cercavo quella giusta, e mi sembrava che non arrivasse mai: io sono molto severo con me stesso». Ed ecco “La paura della coccinella”, il romanzo dello sblocco. «Dicono che dopo l’esordio si ha un momento di vuoto, di crisi creativa. A me non accade. Ho molte idee in testa e un secondo romanzo già finito. Non anticipo niente, solo che parla di viaggi nel tempo. Anche se io non ne ho mai fatti». «La paura della coccinella«, già insignito di critiche lusinghiere, viene definito «un romanzo ironico e a tratti amaro sulle gioie e i dolori dell’amore ai tempi del postmoderno».

Due protagonisti, e una narrazione a doppia voce alternata: Dario, quarantenne, cassiere in un fast food, con l’unica passione della corsa; Lilly, parrucchiera incastrata in una vita infelice, che sogna il grande amore. Il loro incontro farà crollare certezze, in una “perfetta combinazione di opposti”, e sullo sfondo di una Roma autentica, non stereotipata. «È un romanzo sul cambiamento. Di entrambi i protagonisti, e soprattutto di quello maschile, incapace di esternare qualsiasi emozione. Lilly sarà una specie di parrucchiera dell’anima». Favola metropolitana con pagine dissacranti sul mondo della tv e dei talent. «Papà ci diceva sempre che di quello che vedevamo alla televisione niente era reale. Io in tv ci lavoro. E non posso che dire lo stesso, basta che qualcuno ci osservi e ogni esperienza viene falsata». Modelli letterari? «Solo scrittori che ho amato: Tolstoj, Irwine Welsh, Michel Houellebecq, Philip Dick. Molti altri. Mostri sacri». A Gorgonzola un vernissage portafortuna. Il trasloco è di un anno fa. «Vivono qui i miei suoceri, conoscevo già la città e sono felice di viverci. Anche se Roma è rimasta nel cuore». Dunque il libro piacque al grande Cino. «Ho detto che mi diede due spunti di modifica di cui mi dimenticai. Non ho mai raccontato che il mio editor, alla revisione, me li diede identici. Papà aveva visto giusto».