Il parabrezza devastato dal lancio del masso
Il parabrezza devastato dal lancio del masso

Cernusco sul Naviglio (Milano), 10 febbraio 2019 - Quindici mesi di indagini senza speranza di giustizia per Nilde Caldarini, la volontaria 62enne di Cernusco uccisa dal lancio di un sasso il 9 novembre 2017 sulla provinciale Pobbiano-Cavenago. Tornava da un incontro di preghiera nella Bergamasca, era in auto con altri quattro amici, quando la pietra di un chilo e due etti lanciata da un terrapieno che sovrasta la strada, sfondò il parabrezza dell’Astra, centrandola allo sterno.

Lei era seduta accanto al guidatore, morì pochi minuti dopo l’arrivo dei soccorsi. Subito si ipotizzò che fosse stato lo spavento a stroncarla, un infarto, ma le indagini del Ris hanno cambiato le carte in tavola: il fango repertato sulla cintura di sicurezza che proteggeva la donna quella sera prova senza ombra di dubbio l’impatto con il masso. Scagliato da una mano che neppure il rimorso ha piegato a una confessione in questo interminabile lasso di tempo. Nonostante le ricerche a tutto campo dei carabinieri di Cassano che hanno passato al setaccio il nuovo quartiere di palazzine e villette di fronte al luogo del delitto, non si è riusciti ad arrivare a un nome e a un volto. Neppure a un identikit. L’ipotesi che il lancio sia il frutto di un folle tiro al bersaglio fra adolescenti è sempre stata la pista privilegiata, ma la ricerca di riscontri è a un punto morto. A complicare le indagini, l’assenza di telecamere in zona e anche nel sottopassaggio nelle vicinanze, ritrovo abituale di comitive di giovani, come raccontano graffiti e scritte in bella mostra sui muri.

Neppure i compagni di viaggio a bordo della Opel sono stati in grado di offrire agli inquirenti un qualsiasi elemento da cui fare partire le ricerche. Il buio e lo choc improvviso a pochi metri da casa non hanno permesso loro di trasformarsi in testimoni dell’assurdo gesto. Gli esperti hanno cercato tracce biologiche sul masso e sulla collinetta dalla cui sommità il blocco è stato scagliato, ma sinora non sono emersi elementi utili a dipanare la matassa. In procura a Milano resta aperto un fascicolo per omicidio volontario con “dolo eventuale”, ossia per gli inquirenti chi lanciò la pietra quella sera accettò consapevolmente il rischio di poter uccidere. La famiglia, il marito e una figlia trentenne, attende in silenzio una svolta che per ora non c’è.

Custodisce il ricordo di una donna discreta, che dopo la morte di un figlio ventenne si era dedicata anima e corpo al recupero di giovani tossicodipendenti in una comunità nella vicina Pontirolo, un modo per non farsi sopraffare dal dolore nel servizio per gli altri. Ci andava tutti i giovedì, come la sera della tragedia. E’ ridotta al lumicino anche la possibilità che una crisi di coscienza possa spingere l’autore a consegnarsi in caserma. Senza risposta pure l’appello del sindaco Ermanno Zacchetti che chiese subito al colpevole di farsi avanti.