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25 gen 2022

I Savoia vogliono il tesoro reale, mediazione fallita. Legale: "Pronti a citare lo Stato"

I gioielli della Corona sono custoditi in un caveau della Banca d'Italia dal 1946. Ecco quali sono e quanto valgono

Vittorio Emanuele di Savoia in una foto di archivio. 
DANIEL DAL ZENNARO/ANSA
Vittorio Emanuele di Savoia

I Savoia vogliono indietro i gioielli della Corona. E sono pronti a far causa allo Stato. "E' pronto l'atto di citazione a giudizio e nel giro di pochi giorni sarà depositato in tribunale" spiega l'avvocato Sergio Orlandi. Il principe Vittorio Emanuele e le principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, eredi di Umberto II di Savoia (ultimo re d'Italia),  citeranno in giudizio la presidenza del Consiglio, il ministero dell'Economia e la Banca d'Italia per la restituzione dei gioielli della Corona, custoditi in un caveau della stessa Banca dal giugno 1946.

Mediazione fallita, verso la "battaglia" in tribunale

"Oggi si è tentata una mediazione all'Adr center di via degli Scipioni alle 12, ma ha dato esito negativo", spiega il legale. Sulle cifre Orlandi non si sbilancia. "C'è un inventario, ci sono dei beni", dice. Beni che non sono stati confiscati. "A differenza degli altri beni - aggiunge -, questi non sono mai stati confiscati e sono rimasti pendenti. Perciò devono essere restituiti".

Tesoro Savoia: quando e come finì nel caveau della Banca d'Italia

Ma facciamo un passo indietro. Quando e come i gioielli della Corona sono finiti nelle mani dello Stato?  Secondo quanto attesta un documento in carta da bollo da 12 lire, redatto 3 giorni dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che portò alla proclamazione della Repubblica, il ministro della Real Casa su ordine del re Umberto II consegnò al governatore della Banca d'Italia, Luigi Einaudi, la preziosa cassa con il Tesoro della Corona. ''L'anno del 1946, il 5 giugno, alle ore 17 nei locali della Banca d'Italia, via Nazionale n.91 - si legge nel documento -  si è presentato il signor avvocato Falcone Lucifero, nella sua qualità di reggente il Ministero della Real Casa con l'assistenza del Grand'Ufficiale Livio Annesi direttore capo della Ragioneria del Ministero suddetto. L'avvocato Falcone Lucifero dichiara di aver ricevuto incarico da sua maestà re Umberto II di affidare in custodia alla cassa centrale della Banca d'Italia per essere tenuti a disposizione di chi di diritto gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette 'gioie di dotazione della Corona del Regno', che risultano descritti nell'inventario tenuto presso il ministero della Real Casa e che qui di seguito si trascrivono''.

Il presunto furto dei gioielli della Corona

Da quella data sono passati quasi 76 anni ed è da allora che i gioielli dei Savoia, custoditi in un cofanetto in pelle a tre piani e protetto da 11 sigilli (5 del ministero della Real Casa e 6 della Banca d'Italia), sono rimasti sepolti nel caveau di via Nazionale.  Da allora non sono mai stati esposti in pubblico. E da quel 5 giugno
del 1946 è accaduto soltanto una volta, prima della morte di re Umberto, che lo scrigno sia stato riaperto: è successo nel 1976 per ordine della Procura di Roma dopo che il giornale "Il Borghese'' aveva ipotizzato la scomparsa di alcuni dei famosi preziosi. Accertato però che il tesoro era intatto sulla vicenda tornò a calare il sipario.

Quali sono i gioielli Savoia?

Tra i pezzi più importanti, rinchiusi nel cofanetto di pelle nera, foderato di velluto azzurro Savoia, catalogati il 5 giugno del 1946 da Lucifero con l'assistenza di Davide Ventrella, allora segretario del sindacato orafi, figurano un grande diadema a undici volute di brillanti, attraversato da un filo di perle orientali, che negli spazi inferiori ha perle incastonate, in quelle superiori gocce di brillanti incastonati; il tutto per un totale di 11 perle a goccia di grani 720, 64 perle tonde del peso di grani 975, 1040 brillanti del peso di grani 1167. Si tratta della famosa tiara che appare in tutti i ritratti ufficiali della regina Margherita e della regina Elena.

Le stime: dalla perizia Bulgari all'Unione Monarchica

Come risulta dalla perizia svolta dalla maison Bulgari nel 1976 per conto della Procura di Roma, i soli brillanti sono 6.732, a cui si aggiungono 2.000 perle di diverse misure montate su monili di grande valore artistico, tra collier, orecchini, diademi e spille.  Ci sono gioielli che risalgono all'epoca di Carlo Felice e di Carlo Alberto e la famosa tiara della regina Margherita, quello che compare in tutti i ritratti. Quanto al valore del tesoro reale, non ci sono cifre ufficiali. Nel 1999 l'Unione Monarchica Italia parlò di 3mila miliardi di lire. Altre ricostruzioni odierne ipotizzano 300 milioni di euro.

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