Startup e big
Startup e big
Milano, 6 settembre 2021 - L’unione fa la forza, anche quando a mettersi insieme sono piccole startup e grandi aziende italiane. è la conclusione del report “Quando Davide si allea con Golia. Collaborare per innovare: ripensare i modelli di partnership fra startup e grandi aziende in Italia”, realizzato da McKinsey & Company in collaborazione con B Heroes. Nello studio sono state coinvolte 80 startup italiane B2B e B2C e un panel rilevante di manager di grandi aziende nazionali e internazionali. Tra le startup selezionate, il 60% è stato fondato da meno di 5 anni ed è ancora nella fase iniziale di sviluppo, con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 250 mila euro. Quali sono i motivi che spingono una realtà piccole a cercare una collaborazione con una grande azienda? Migliorare la propria immagine mandando un segnale positivo al settore e agli investitori, accedere al mercato dell’impresa partner, o trasformare in un potenziale cliente,...

Milano, 6 settembre 2021 - L’unione fa la forza, anche quando a mettersi insieme sono piccole startup e grandi aziende italiane. è la conclusione del report “Quando Davide si allea con Golia. Collaborare per innovare: ripensare i modelli di partnership fra startup e grandi aziende in Italia”, realizzato da McKinsey & Company in collaborazione con B Heroes. Nello studio sono state coinvolte 80 startup italiane B2B e B2C e un panel rilevante di manager di grandi aziende nazionali e internazionali. Tra le startup selezionate, il 60% è stato fondato da meno di 5 anni ed è ancora nella fase iniziale di sviluppo, con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 250 mila euro.

Quali sono i motivi che spingono una realtà piccole a cercare una collaborazione con una grande azienda? Migliorare la propria immagine mandando un segnale positivo al settore e agli investitori, accedere al mercato dell’impresa partner, o trasformare in un potenziale cliente, ottenere più facilemtne forme di finanziamento (l’accesso ai finanziamenti è uno dei problemi principali segnalati dalle startup europee, insieme alla difficoltà di farsi largo in un mercato frammentato per lingue, normative e culture) e creare sinergie di prodotto e di processo con l’azienda partner. Nel rapporto con una grande azienda le maggiori criticità sono verso i processi decisionali, ritenuti troppo lunghi e complessi, il gap culturale non gestito e le risorse ritenute inadeguate. Ma i vantaggi dalla relazione sono comunque ritenuti superiori, visto che le 70% dei casi sono le stesse startup ad avere cercato proattivamente una partnership: la gran parte dei contatti si attiva grazie conoscenze personali, agli eventi di settore e alle piattaforme online.

Dal canto loro, le grandi aziende cercano idee innovative e opportunità di promuovere il cambiamento culturale, e nella ricerca della partnership scelgono di focalizzarsi su un tema specifico, rivolgendosi a startup più mature e utilizanod il giusto mix di canali. Le tipologie più utilizzate sono in rapporto fornitore-cliente o l’investimento diretto.

Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga: nonostante in Italia in più dell’80% dei casi le startup e le grandi aziende siano soddisfatte delle esperienze di partnership, solo il 41% delle startup collabora attualmente con più di due aziende, il 35% delle startup non ha instaurato alcun tipo di partnership, mentre il 24% ha avviato le prime collaborazioni con una o due aziende.

Quando la relazione fra Davide e Golia funziona? Secondo il rapporto McKinsey e B Heroes, ci sono alcuni fattori determinanti che devono essere rispettati, a partire dall’impegno convinto della leadership aziendale a innovare e fare sistema col top management che deve agire da traino dell’innovazione per attrarre startup e, allo stesso tempo, trasmettere a tutti i livelli dell’organizzazione il valore della trasformazione e della digitalizzazione. È importante che l’innovazione diventi trasversale a tutte le funzioni aziendali e integrata nell’approccio di lavoro e nella cultura aziendale, che lo sviluppo delle collaborazioni avvenga in modo rapido e flessibile: non tutte le innovazioni sono però destinate al successo e per questo bisogna essere in grando di poter ’aggiustare il tiro’, cambiare e sperimentare in corso d’opera. La chiave di volta è la contaminazione positiva fra le due aziende, mantenendo chiare e rispettando le reciproche identità, gestendo l’innovazione in modo che la startup risponda alle esigenze specifiche dell’azienda, ma non perda la propria ’value proposition’ e il proprio target di mercato.

"Le startup rappresentano un punto di forza per tutto il tessuto industriale europeo, uno strumento strategico per lo sviluppo economico – ha commenta Alessio Botta, Senior Partner di McKinsey e autore dello studio – Crediamo che una partnership efficace tra mondo corporate e startup, soprattutto quelle attive nel settore B2B, rappresenti un’occasione unica per la creazione di unicorni a livello globale che possano competere con le realtà provenienti dagli Stati Uniti e dall’Asia". Laura Prinzi, Managing Director di B Heroes sottolinea che "collaborare è la chiave per lo sviluppo effettivo di soluzioni innovative e per guardare al fro: la strada verso l’innovazione è il risultato di un mix efficace di realtà, culture, competenze e risorse diverse. Le partnership tra aziende e startup sono portatrici di vantaggi per entrambe le parti, ma è necessario lavorare sui fattori culturali, promuovendo contaminazioni positive che riconoscano e siano rispettose delle diverse identità: da un lato, le imprese devono allineare il proprio contesto organizzativo, in termini di processi e tempi, per lavorare con le startup; dall’altro, le startup devono imparare a comprendere il linguaggio del business e dei loro interlocutori, i processi decisionali e di governance".