Eluana Englaro con la mamma Saturna
Eluana Englaro con la mamma Saturna

Milano, 8 aprile 2016 - «Non dovevano agire in quel modo. E la giustizia lo ha ribadito ancora una volta». Beppino Englaro, 75 anni, risponde al telefono con un filo di voce, ma dalle sue parole traspare comunque grande soddisfazione per la sentenza del Tribunale amministrativo – notizia anticipata ieri dal nostro giornale – che ha condannato la Regione Lombardia a pagare un risarcimento danni da quasi 143mila euro per la decisione via decreto, presa nel 2008 dall’allora presidente Roberto Formigoni, di vietare la sospensione delle terapie che tennero in vita per più di 17 anni la figlia Eluana in una casa di cura di Lecco. Tanto che Beppino e la moglie furono costretti a portare la figlia, in stato vegetativo a seguito di un gravissimo incidente stradale, nella clinica La Quiete di Udine per il distacco del sondino naso-gastrico che la alimentava e la idratava artificialmente, avvenuto la sera del 9 febbraio 2009.

Di «sentenza molto giusta ed equilibrata» parla Vittorio Angiolini, avvocato costituzionalista che ha sempre assistito Englaro nelle sue battaglie giudiziarie, mentre il governatore Roberto Maroni – cui toccherà decidere se impugnare o no il provvedimento in Consiglio di Stato – sta aspettando dagli uffici tecnici una valutazione sulla possibilità di un danno erariale che un’eventuale rinuncia potrebbe comportare.

Beppino Englaro, soddisfatto del pronunciamento del Tribunale amministrativo?
«Certo. Ancora una volta, i giudici hanno stabilito che la Regione emanò un provvedimento profondamente illegittimo, non tenendo conto delle sentenze precedenti di Tar e Consiglio di Stato».

I giudici le hanno riconosciuto un risarcimento danni di quasi 143mila euro.
«Come può immaginare, a me della cifra interessa davvero pochissimo. Conta invece, e tanto, quello che hanno scritto i giudici. In particolare, mi piace ripetere quella frase che voi avete riportato Beppino Englaro mostra la foto della figlia Eluananell’articolo di ieri: ‘Non è possibile che lo Stato ammetta che alcuni suoi organi ed enti, qual è la Regione Lombardia, ignorino le sue leggi e l’autorità dei tribunali, dopo che siano esauriti tutti i rimedi previsti dall’ordinamento, in quanto questo comporta una rottura dell’ordinamento costituzionale non altrimenti sanabile’. Spero che questo caso sia un esempio per tutti e che nessuno sia costretto a subire quello che abbiamo dovuto subire noi: non deve succedere mai più. E mi auguro che nessun governatore, che si ammanti o no dell’aura da ‘Celeste’ (così era soprannominato Formigoni negli anni in cui governava la Lombardia, ndr), si permetta di prendere una decisione del genere».

C’è anche un’altra frase che i giudici amministrativi hanno voluto riportare dalla sentenza del Consiglio di Stato del 2014: ‘A chi avanza motivi di coscienza si può e si deve obiettare che solo gli individui hanno una coscienza, mentre la coscienza delle istituzioni è costituita dalle leggi che le regolano’...
«È una frase che racchiude benissimo tutta la vicenda: io la cito sempre quando vado in giro a parlare di Eluana».

La Regione Lombardia deve decidere se pagare il risarcimento o se fare appello al Consiglio di Stato: cosa si aspetta?
«Guardi, dopo un quarto di secolo passato a combattere, mi aspetto di tutto. Una cosa è certa: io non mi arrenderò, e sono deciso ad andare fino in fondo. Come ho sempre fatto nella mia vita, non a parole ma con i fatti. Certo, spero che in Regione ora ci sia qualcuno dotato di buonsenso: basterebbe quello per chiudere tutto».

Nessuna cifra potrà mai restituirle sua figlia, ma 143mila euro sono comunque una somma che può essere utilizzata per scopi benefici: ha già pensato a come adoperarli?
«Ancora no. È una decisione molto importante, e bisogna pensarci con grandissima attenzione: lo farò nei prossimi giorni».