Diano Bracco, presidente della Fondazione che ha finanziato il restauto
Diano Bracco, presidente della Fondazione che ha finanziato il restauto

Cremona, 3 aprile 2019 - Non sapremo mai a chi fosse destinato, né chi l’abbia suonato ma oggi il piccolo violino creato da Lorenzo Storioni nel 1793 è tornato a vivere, nella sua città natale, Cremona, ospite delle Collezioni civiche Liutarie custodite dal leggendario Museo Del Violino. Raro violino costruito dal liutaio cremonese, unico esemplare italiano di strumento ad archi per bambino, ideato proprio per far studiare piccoli di nove, dieci anni, è il primo Storioni a entrare nella collezione, fino a pochi anni fa appartenuta a un privato.

La Fondazione Bracco ha sostenuto l’acquisto e il restauro del prezioso pezzo, per questo il violino porta il nome del mecenate che l’ha riportato a vivere. Il piccolo violino “Bracco” costruito da Storioni è autentico, la prova è racchiusa è comprovata da un cartiglio autografo dell’autore. Curiosamente sono pochissimi gli esemplari di Storioni (1744-1816) ancora esistenti: questo lo rende ancora più misterioso come il suo creatore. Uno studio storico, organologico e filologico sul piccolo violino (misura 40 mm in meno di uno strumento intero) è stato condotto dal Museo del Violino affiancato da una campagna diagnostica, non invasiva, ad opera del laboratorio Arvedi dell’Università di Pavia sullo studio dei materiali e delle caratteristiche tecniche di costruzione dello strumento. Sono state utilizzate varie tecniche di indagine fra quella fotografica, microscopiche, radiografiche, endoscopiche e spettroscopiche. 

È raro che un violino settecentesco arrivi nella sua interezza fino ai giorni nostri, ma questi risultati propedeutici al restauro rappresentano una pietra miliare per i liutai contemporanei; Cremona continua a essere la patria del violino, la città lombarda continua a produrre gli strumenti ad archi migliori al mondo. Il piccolo violino “Bracco” è l’ultimo gioiello entrato al Museo del Violino in cui è possibile scoprire cinque secoli di liuteria cremonese attraverso l’incontro diretto con i grandi Maestri del suono, Amati, Stradivari, Guarneri e i loro capolavori. Racconta Virginia Villa, direttrice del Museo: «Qui a Cremona è nata la Banca del Suono, ideata dalla start-up tedesca Audiozone che ha registrato il suono di un violino Stradivari, di un Amati e di un Guarneri. Serviranno per comporre e tutto il mondo li potrà ascoltare». 

Da gennaio a febbraio, infatti, a Cremona, quattro musicisti hanno suonato per diverse ore al giorno due violini, una viola e un violoncello di alcuni secoli fa per permettere la registrazione di quei suoni, e renderli così disponibili anche quando quegli strumenti non potranno essere più suonati. 

Nella sua incredibile bellezza il piccolo violino “Bracco” è fragilissimo, forse non suonerà mai, è stato silente per troppo tempo, per ora ci racconta quell’universo infantile di un passato nemmeno tanto lontano in cui la musica era per tutti e ogni bambino dell’aristocrazia o della buona borghesia doveva conoscerla. Nella metà del Settecento la musica esce dai salotti e arriva nei teatri, dal loggione al palco il piacere di ascoltare un quartetto o un’opera diventa quotidianità. 

«Il recupero di un capolavoro unico, che sia uno strumento, un’opera d’arte e la sua restituzione alla comunità attraverso la nostra Fondazione» spiega Diana Bracco, «avviene nel segno del profondo legame fra arte, musica e ricerca scientifica, collaborazione tra eccellenze italiane, coinvolgimento di musei, università e centri di ricerca, in una dimensione multidisciplinare».