Milano, 18 agosto 2019 - 

LETTERA

Adesso che abbiamo avuto la conferma di aver superato il luglio più caldo da oltre un secolo finiremo col darci una spiegazione del perché di così tanti annegamenti nelle acque lombarde. Non sono però d’accordo sull’equazione “più caldo uguale più tuffi” e di conseguenza aumento del rischio di incidenti. La realtà è che sempre più persone non si curano dei divieti di balneazione. Cosa bisogna fare, blindare le rive? Sandro P., Lodi

RISPOSTA

Che siano laghi, fiumi o bacini artificiali, l’estate in riva alle acque lombarde sta assumendo i contorni della tragedia. Una sequenza di incidenti e annegamenti iniziata coi primi caldi, diventata emergenza nel luglio più caldo degli ultimi 140 anni e con una punta da bollettino di guerra negli ultimi giorni. Di origine straniera la maggior parte delle vittime, ma questo cambia di poco il problema. Il nodo è che in molti casi i tuffi avvengono in zone che sono vietate alla balneazione. Eppure, nonostante i divieti ed il continuo aumentare delle vittime in molti, troppi continuano a non rispettare i divieti. E lo fanno con una convinzione che sembra impossibile scardinare: “Conosco bene la zona”. Niente di più sbagliato e pericoloso. Lo dimostra il numero di incidenti in costante aumento. ivano.costa@ilgiorno.net