Milano, 29 febbraio 2020 - 

LETTERA

Per un anno abbiamo avuto con ogni probabilità smartphone e tablet a rischio di intercettazione ogni volta che ci siamo collegati per un’operazione bancaria o consultare documenti e non lo sapevamo. Non so quanto sia giusto. Capisco solo che più diventiamo tecnologici, più siamo vulnerabili. Marco R., Milano

RISPOSTA

Probabilmente abbiamo superato il periodo più a rischio senza accorgecene, ma resta il fatto che nel mondo della tecnologia un’altra minaccia ha per mesi pesato su un miliardo di dispositivi dotati di wi-fi, dagli smartphone ai router. Senza distinzioni di marchi perché la falla è stata scoperta in alcuni chip che alla fine vengono utilizzate un po’ da tutti. La notizia è stata resa nota a distanza di tempo, per consentire alle aziende di ovviare al problema, a patto che gli utenti abbiano scaricato tutti i vari aggiornamenti del sistema. Pena, il rischio che dei “pirati” possano decodificare il traffico dati via wi-fi e, intercettandolo, sottrarre dati sensibili come login e password e fare danni immaginabili. Più la tecnologia avanza e diventa sofisticata, più i rischi che il minimo errore mandi tutto “all’aria” si fa elevato. Più si creano strutture di controllo, più si corre il rischio di offrire “porte d’accesso” ai ladri informatici. Stiamo creando una catena che non avrà mai fine, ma catena resta.