DOMANDA:

CARO DIRETTORE, mi chiedo come si possa prendere un innocente, accusarlo dell’omicidio della sorella e della nipote e sbatterlo in galera salvo poi, al primo vero esame del medico legale, rendersi conto che le donne sono morte per causa naturale. Secondo me non può essere questo il giusto modo di procedere. E una settimana di carcere può rovinarti la vita. Eppure tutto questo è accaduto a Ornago, nella civilissima Brianza. Cos’altro dobbiamo aspettarci? A questo punto nessuno di noi si sente tranquillo: teoricamente possiamo essere ingiustamente accusati di qualsiasi cosa. Paola C., Desio

RISPOSTA:

NON POSSO limitarmi a dirle che queste cose non dovrebbero succedere. Queste cose, invece, accadono, e accadono molto più spesso di quel che sembra. Nel caso specifico, gli investigatori si sono trovati di fronte a un quadro decisamente anomalo e complesso. Questa non è una giustificazione, ma è la semplice cronaca dei fatti. Il quadro era dipinto così: due donne morte in casa da almeno una settimana e un loro parente trovato in un bar in stato confusionale. Ce n’era abbastanza per ipotizzare (dunque, per sospettare) che qualcosa di atroce fosse accaduto in quella abitazione. Di qui la misura cautelare. Poi però gli accertamenti hanno portato in un’altra direzione. E bene ha fatto il pubblico ministero, dopo aver valutato gli elementi nuovi, a chiedere l’immediata scarcerazione dell’indagato, in attesa di definire tutti i dettagli della vicenda. Questo insegna che, raccontando di indagini complicate, noi giornalisti abbiamo il dovere assoluto di rispettare sempre e comunque la dignità degli indagati. E anche chi legge deve sempre tenere a mente che nelle fasi preliminari di una indagine la verità giudiziaria è ancora molto lontana. sandro.neri@ilgiorno.net