LETTERA:

Allora la situazione resta seria, se è fondata l’idea di prorogare lo stato di emergenza a fine anno. Viene fatta passare come una scelta “tattica”, una questione politica. Io credo che non sia così e che almeno qualche garanzia che non si arrivi a una “macelleria” sociale è meglio mantenerla. Roberto C., Lodi

RISPOSTA:

Al di là delle tattiche politiche, la sola idea di prorogare alla fine dell’anno lo “stato di emergenza” qualche motivo fondato deve averlo. E, visti i numeri, senza tirare in ballo tamponi e test, è chiaro che il virus, pur stordito dal caldo, resta in mezzo a noi, perciò potrebbe dare problemi - come dicono alcuni virologi - in autunno. Quindi, per evitare gli errori della prima fase dell’ondata, almeno le cose si lasciano inalterate, stato di emergenza compreso. Ma se stato di emergenza c’è, diventa difficile capire l’altra lettura che viene data a questo periodo di “ripresa”: il tutto aperto, lo sminuire quello che sta accadendo perché almeno così la santa vacanza ce la si può concedere con minima soddisfazione degli addetti al settore. Più spostamenti, meno limitazioni, farlocche misure di distanziamento... al resto ci si penserà. In autunno, quando ci sarà un’altra emergenza oltre al virus un’altra chiusura totale farebbe crollare un sistema basato sui consumi già alle corde.