Un cacciatore (archivio)
Un cacciatore (archivio)

Vestone (Brescia), 16 dicembre 2018 - A inizio di ottobre la polizia provinciale li aveva sorpresi a sparare e a macellare una femmina di capriolo con il suo cucciolo e li aveva denunciati. Ora anche la giustizia amministrativa ha presentato loro il conto: licenze per la detenzione del fucile da caccia revocate in massa. I protagonisti del caso sono quattro cacciatori di Idro, uno di Capovalle e un altro trentino. A un settimo residente sempre nel Bresciano, licenza sospesa.

La banda, armata di doppiette con cartucce a pallini multipli (munizioni rigorosamente illegali peraltro), aveva braccato sul monte Stino, in territorio di Capovalle, una femmina di capriolo di tre anni e il suo piccolo di appena quattro mesi e poi si era divertita a macellarli all’interno di un fienile della zona. Sui sette bracconieri (due peraltro recidivi), sono state avviate indagini anche ad opera della polizia amministrativa della questura di Brescia e del questore in persona, Vincenzo Ciarambino. Risultato: qualche giorno fa, alla luce della gravità dei fatti contestati, la polizia di Stato ha provveduto a revocare la licenza alla detenzione delle armi da caccia a sei dei gruppo, mentre appunto a uno è stata “solamente” sospesa.

E ancora, i controlli che periodicamente gli agenti eseguono durante il periodo venatorio per assicurare il rispetto delle regole e la sicurezza di tutti, sono sfociati nella scoperta di un’altra irregolarità, punita con la chiusura per trenta giorni della trattoria Bivio di Edolo: in cucina i carabinieri forestali della stazione di Vobarno avevano infatti trovato due spiedi a base di volatili di specie protette. Per depistare, erano stati mescolati ad animali cacciabili.