Seriate (Bergamo), 24 dicembre 2020 - Appena tornato a Seriate, pienamente assolto, Antonio Tizzani si è raccolto sulla tomba della moglie. Poi l’abbraccio di figli e nipoti per una dolce vigilia natalizia, un po’ da patriarca. 

Tizzani, come sta adesso?
«Tranquillo come sono sempre stato. Lo sapevano tutti che ero estraneo, innocente, che non avevo commesso niente. Quando uno non compie niente di cattivo può solo rimanere tranquillo. Sono sempre stato sereno. È persino inutile chiedermi come mi sento. Mi sento come ieri e come ieri l’altro. Sempre sereno».
È finita?
«Finita per ora. Se ci sarà l’appello del pubblico ministero, si andrà avanti. Diciamo che sarò tranquillo per qualche mese, per novanta giorni, in attesa che escano le motivazioni della sentenza».
Come sono stati questi quattro anni?
«Quatto anni e quattro mesi, per la precisione. Un inferno. Sapevo che non avevo commesso niente. Mi sono sentito accusato che cose che non mi appartengono, che non sono nella mia indole. Le dico solo questo: pensa che mi avrebbero lasciato con i bambini a fare il nonno sapendo che era un uomo di indole malvagia? Sarebbe stato impossibile. Basta chiedere a chi mi conosce, ai miei ex colleghi di lavoro. ‘Avete sentito la notizia di Tizzani, il collega in pensione?’. Quelli che mi hanno conosciuto possono dire che persona sono, né cattiva né violenta».
Si sente vittima di una ingiustizia per essere stato accusato per quattro anni dell’omicidio di sua moglie?
«Non mi sono mai sentito colpevole perché non ho commesso niente. La giustizia mi ha assolto, ma la mia condanna è vivere da solo. Provate a stare da soli, capirete cosa vuol dire».
Chi le è stato vicino in questi anni?
«I figli sempre. Non hanno mai dubitato di me nemmeno per un momento. Fin a due anni fa anche mia cognata, la sorella di Gianna. Penso che stasera mi chiamerà dopo avere sentito la notizia dai telegiornali».
Come sarà questo Natale? 
«Uguale agli altri. Con i figli e in nipoti. Sarà come ogni anno. Ci sarà un posto vuoto. Lì ci sarà una candela. Quella è Gianna. C’è sempre stata in tutti questi Natali».
È andato al cimitero?
«Ci sono andato appena a rientrato a Seriate. Le ho parlato. Con Gianna parlo sempre. Gianna mi manca. Mi manca ogni giorno».












Sulla facciata del villino di piazza Madonna delle Nevi pende ancora il tricolore. Come tanti italiani, Antonio Tizzani l’ha esposto nei primi giorni della pandemia, un momento di unione, di solidarietà, quando il Covid colpiva spietatamente, quotidianamente, e la Bergamasca era fra le prime zone a essere falcidiata. Sulla pagina facebook, nella grande immagine sorridente di Antonio e Gianna colti in un momento felice, l’ex capostazione ha incastonato un ovale con il suo volto, capelli e barba candidi, Babbo Natale con sulle spalle la gerla traboccante di doni, l’albero e i pacchetti da scartare, qualche casetta lontana, neve, tanta neve a distesa. «Buonanotte, angelo mio, buonanotte a te dovunque sei tu», è il testo di un altro post. Era anche una canzone incisa da Alberto Rabagliati nel 1946, ripresa anni dopo da Claudio Villa e più tardi ancora da Fred Bongusto. Per un Natale che per Antonio Tizzani sarà comunque diverso dagli ultimi.