Sotto il Monte (Bergamo), 11 giugno 2018 - ​«Non andare via, questa è casa tua», grida, piangendo, un donna. E non è a sola. «Ciao Papa Giovanni», saluta con la mano una bambina, la maglietta con l’effigie bonaria del pontefice su fondo rosa (ma disponibile in ampia scelta cromatica, costo 12 euro).

Volano palloncini con i colori bianco e giallo del Vaticano. Campane a distesa. Applausi al canto del “Te Deum”. Lacrime. Foto con i cellulari. È l’ultimo giorno della Peregrinatio della teca con il corpo di San Giovanni XXIII che dal 24 maggio ha fatto convergere oltre 200mila pellegrini a Bergamo e a Sotto il Monte, il paese natale che ha vissuto giorni memorabili. Una migrazione della fede che ha lasciato migliaia di testimonianze scritte su cartoncini prestampati o semplici “pizzini” affissi sulle colonne di calamita lungo il percorso. I “Tvb” di tanti bambini. «Ti affido i miei nonni», ha scritto uno. «Salutami mio nonno Cesare», si è raccomandato un altro. Alice ha vergato il suo pensiero in rosso: «Caro Papa, ti chiedo di portare luce, amore, compassione e umanità su chi è invaso dall’oscurità e ha smesso di credere». L’appello di una donna: «Caro Papa Giovanni XXIII, sono qui per chiederti con tutto il mio cuore una grazia per mio marito, che possa avere presto un cuore». Tanti messaggi di famiglie cinesi. Altri in inglese, in romeno. C’è stato chi, in dialetto bergamasco, si è rivolto familiarmente a «Papa Giovanì». Toccanti, le ultime ore di Papa Giovanni nel suo piccolo borgo. L’arrivo del vescovo Francesco Beschi. Il momento della preghiera, della benedizione, del primo saluto di commiato. «Caro Papa Giovanni - dice monsignor Claudio Dolcini, parroco di Seriate - come sessant’anni fa ti dobbiamo salutare, anche se vorremmo averti sempre qui».

Si allineano gli 84 portantini sottomontesi, camicia candida e pantalone nero, che recheranno a braccia l’urna. Il vescovo celebra la messa nella tensostruttura. Interviene la polizia per allonanare un giovane alterato, in abito talare ma privo del collarino bianco. Lo stesso per due donne. Si avvicina il momento più atteso. Alle sei meno venti si spalancano le porte del santuario. Issata su una portantina, la teca inizia la discesa fra gli applausi. Sono accorsi a Sotto il Monte in più di tremila. La discesa è terminata con un autentico bagno di folla. L'incontro con i parenti Roncalli, nipoti e pronipoti. La benedizione del vescovo. È pronto il furgone, lo stesso, anonimo e blindato, dell’andata. Un altro mezzo trasporterà la teca di riserva, rimasta avvolta nel cellophane. Ancora una sorta a Brusicco, alla casa natale, alla chiesa del matrimonio dei genitori e del battesimo del piccolo Angelo Giuseppe Roncalli. Sosta fino alle 22 a Seriate, prima di iniziare, con il fresco, il viaggio verso Roma. Una precauzione ancora più necessaria dato che la canicola dei giorni bergamaschi ha deformato lo strato di cera che ricopre le mani del Papa. È davvero finita. Con una grande speranza che a Sotto il Monte sussurrano appena: accogliere, fra un anno, Papa Francesco.