Saronno (Varese), 27 settembre 2017 - «Non ho ucciso mio marito». Sono bastati due dei tre giorni fissati per cristallizzare le dichiarazioni di Laura Taroni con la formula dell’incidente probatorio e per definire quella che considera la sua «verità» sull’imputazione di omicidio volontario del marito Massimo Guerra.

Un’accusa che divide con l’amante di allora, il medico anestesista Leonardo Cazzaniga, ex vice primario al pronto soccorso del presidio ospedaliero di Saronno, dove la Taroni era infermiera. «La mia vita con Massimo si era fatta disumana, io ero terrorizzata, vivevo in un incubo. Ho chiesto aiuto a Cazzaniga – presente in aula anche ieri, ndr – non per avvelenare mio marito ma per “renderlo innocuo” con un mix di farmaci antidiabetici». Questo anche se Guerra non soffriva della malattia. Versione che nell’udienza di ieri i difensori del medico, Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora, hanno attaccato con numerose domande per portare avanti una tesi diversa: Cazzaniga somministrava i farmaci a Guerra in base alle diagnosi che gli faceva Laura, si fidava di lei, pensava che fosse la terapia per una persona malata. In precedenza la Taroni aveva risposto alle domande degli avvocati di parte civile. Per l’8, 9, 10 gennaio del prossimo anno è fissato l’esame dei periti (lo psichiatra Franco Martelli e la criminologa Isabella Merzagora) incaricati dal gup Sara Cipolla di valutare lo stato mentale della coppia Cazzaniga-Taroni e la loro pericolosità sociale. L’udienza preliminare proseguirà dal 16 gennaio in avanti.