Saronno (Varese), 21 febbraio 2017 - «Dopo avere ricevuto i quesiti dal magistrato, chiederemo che si proceda con l’esumazione nella giornata stessa». Francesco Introna, titolare della cattedra di medicina legale all’università di Bari e direttore della scuola di specializzazione, è con il tossicologo Franco Tagliaro, direttore della Medicina legale di Verona, il consulente incaricato dalla Procura di Busto Arsizio: lavoreranno per ricercare le cause della morte di Luciano Guerra, suocero dell’infermiera Laura Taroni, in carcere con l’amante Leonardo Cazzaniga, anestesista ed ex viceprimario del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno. Guerra, deceduto il 20 ottobre 2013, a 78 anni, durante un ricovero all’ospedale saronnese, è sepolto nel cimitero di Lomazzo. Secondo l’accusa, la coppia Cazzaniga-Taroni lo avrebbe eliminato “somministrandogli potenti sedativi”. 
«Avrò con me - aggiunge Introna - un collaboratore, un tecnico autoptico, un tecnico video. Credo che potremo rispondere a tutti i quesiti che ci verranno posti». L’incarico formale ai due specialisti verrà conferito il 27 febbraio. 
Il medico e l’infermiera sono in carcere del 29 novembre, accusati di avere eliminato il marito di lei; al medico erano contestati anche quattro omicidi in corsia. All’inizio di febbraio sono stati formalmente accusati anche delle morti della madre e del suocero della donna. 

Hanno nomi squillanti i consulenti scelti dal pm di Busto, Maria Cristina Ria. Introna è stato il capo del team di periti nominati dal gip per indagare le cause della morte di Stefano Cucchi, consulente di parte civile (con Marina Baldi, Francesco Porcelli e Giovanni Arcudi) per la famiglia di Melania Rea, perito per il caso dei fratellini di Gravina e per quello di Elisa Claps, consulente di parte per Raffaele Sollecito. Clamoroso l’esito dell’autopsia su Elisabetta Grande e Maria Belmonte, madre e figlia di Castel Volturno, scomparse nell’aprile del 2004. I due cadaveri erano stati ritrovati in un’intercapedine dell’abitazione nel novembre di otto anni dopo. Della loro morte era stato accusato Domenico Belmonte, medico ed ex dirigente sanitario del carcere di Poggioreale, marito e padre delle due donne. Secondo l’autopsia eseguita da Introna, i corpi non riportavano segni riconducibili a un omicidio. Madre e figlia si sarebbero calate volontariamente nell’interstizio, dove si sarebbero tolte la vita ingerendo sonniferi e una grossa quantità di ansiolitico. In un secondo tempo, però, qualcuno avrebbe cosparso i corpi di acido muriatico e poi di topicidi e Ddt per bloccare il processo di decomposizione.
Francesco Tagliaro ha seguito il caso del serial killer Gianfranco Stevanin, quello dell’infermiera Maria Armando, massacrata con 21 coltellate nel febbraio del 1994 a San Bonifacio (Verona), l’omicidio insoluto del tabaccaio veronese Giorgio Vesentina, accoltellato nel gennaio del 2007, il duplice omicidio dell’imprenditore Luigi Meche e della moglie Luciana Rambaldo, massacrati a martellate nella loro villetta di Lugagnago di Sora (Frosinone), il 23 aprile 2008 (è stato definitivamente condannato all’ergastolo il giovane romeno Claudiu Stoleru). Come tossicologo, Tagliaro ha lavorato sui campioni raccolto dopo la morte di Marco Pantani. L’esito delle analisi è stato che un sovradosaggio di psicofarmaci, trimipramina e venlafaxina, avrebbe stroncato il Pirata, mentre sarebbe esclusa la presenza di cocaina.