Sesto San Giovanni (Milano), 9 novembre 2017 - Cascina Gatti rischia di restare senza assistenza sanitaria primaria. Tra pensionamenti e decessi, infatti, nel giro di 12 mesi l’intero quartiere periferico si ritroverà senza tre medici di base. L’allarme è già stato lanciato dai residenti. Anche perché un pezzo consistente del rione sarà costretto a spostarsi già dai prossimi giorni per una semplice ricetta. «Il problema è complesso. La dottoressa di uno studio è morta. Ci era stato detto che noi pazienti avremmo ricevuto entro il 10 novembre una lettera che ci avrebbe comunicato il professionista subentrante – racconta Rosi Pozzi, portavoce del gruppo di cittadini che ha sollevato la questione -. Tuttavia, a oggi non abbiamo ricevuto ancora nessuna informazione. L’azienda sanitaria ci ha detto di rivolgerci allo studio di viale Matteotti».

Troppo lontano arrivare alla Rondinella o al Rondò. «Il quartiere è a prevalenza di anziani. Come possono fare avanti e indietro? - chiedono i residenti – Molti di noi hanno bisogno del medico anche ogni due giorni. Molti sono invalidi e i collegamenti pubblici con il centro e gli altri rioni sono difficoltosi».

l problema è duplice. Perché chi in questi giorni si è recato all’ex Asl di via Marx per cambiare medico si è sentito rispondere che in zona non ne risultano disponibili. Così, circa 4.500 pazienti dovranno trovare altra collocazione. «Un altro professionista a dicembre va in pensione. Un altro resta in attività ancora un solo anno. E non prende in carico altri utenti – spiegano i residenti -. Rischiamo, quindi, di restare senza nessun presidio sanitario. Ma questo quartiere ha immenso bisogno di avere un dottore».

La vicenda ricorda da vicino quella della Pelucca e del Villaggio Falck, risolta solo a giugno dopo oltre un anno di trattativa, in cui i rioni erano rimasti senza medico di base. Cinque mesi fa, un dottore sestese ha aperto il suo secondo ambulatorio nella casa di riposo La Pelucca, che aveva messo a disposizione i suoi spazi. Tre bandi erano andati deserti, nonostante l’attivazione dell’Ats Città Metropolitana e dell’allora sindaco Monica Chittò. «Abbiamo già chiamato il primo cittadino Roberto Di Stefano, che ci ha assicurato sostegno, e la Regione – sottolinea Pozzi -. Auspichiamo risposte veloci, siamo molto preoccupati». Se l’ambito territoriale dovesse risultare carente di assistenza sanitaria primaria, l’Ats dovrà aprire un avviso pubblico, a cui i medici curanti saranno chiamati a rispondere, uno alla volta, prendendosi fino a 30 giorni per dare la propria disponibilità.