Arese (Milano), 14 maggio 2016 - "Gli operai dell’Alfa Romeo continuano a morire d’amianto". È lo Slai Cobas a dare la notizia della morte di Filomeno Anselmi, 81 anni di Cesano Boscone, ex operaio addetto alla manutenzione nel reparto verniciatura dello stabilimento aresino. Filomeno ha lavorato fino al 1988 in verniciatura, qui faceva il tubista, cioè si occupava della pulizia e sistemazione delle tubazioni che, spiega il sindacato di base, "erano tutte ricoperte e coibentate con l’amianto". L’operaio, come tutti i suoi colleghi in quegli anni, lavorava senza indossare mascherine o altre protezioni, respirando così la pericolosa fibra d’amianto. Filomeno si è ammalato nell’ottobre 2014 e fin dai primi accertamenti medici sono emersi "forti indizi sulla contaminazione d’amianto". La certezza definitiva è arrivata lo scorso febbraio quando gli è stato diagnosticato il mesotelioma da amianto, il 2 maggio è morto.

"È uno stillicidio continuo di morti tra gli operai che hanno lavorato all’Alfa Romeo - dichiara Corrado Delle Donne, rappresentante dei Cobas - il mesotelioma, come nel caso del nostro Alfonso Rossi, deceduto l’anno scorso a 71 anni, colpisce anche dopo trent’anni. Filomeno era quotidianamente a contatto con l’amianto. È una vera e propria strage". I familiari dell’ex operaio hanno già avviato la pratica con l’Inail e stanno valutando se fare una denuncia penale consegnando tutta la documentazione sulla storia clinica del padre al dottor Maurizio Ascione, il pubblico ministero che ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio dell’ex amministratore delegato della Fiat, Paolo Cantarella e di altri sei ex manager accusati di omicidio colposo plurimo per le morti di 15 operai che sarebbero stati esposti all’amianto negli anni Ottanta e Novanta senza le necessarie misure di sicurezza. La morte di Filomeno potrebbe così rientrare in un secondo filone d’inchiesta aperta dal pm Ascione. Un processo bis che sarebbe di più ampia portata di quello in corso presso la nona sezione penale del Tribunale di Milano, aperto il 5 novembre 2014, davanti al giudice Paola Maria Braggion. Dopo una pausa di due settimane il processo riprenderà giovedì. "È vergognoso quanto abbiamo sentito in aula in questi mesi, molti dirigenti Fiat hanno vergognosamente sminuito o addirittura negato la presenza di amianto all’Alfa", conclude Delle Donne.