Milano, 5 dicembre 2017 - Fin dall’inizio della stagione, pur chiedendo alla società di mantenere le promesse sul mercato (desiderio non completamente esaudito), Luciano Spalletti ha sempre sostenuto di avere in mano una squadra forte. Non era scontato pensarlo, né dirlo, parlando di un organico che lo scorso anno ha chiuso la stagione fuori dalla zona delle coppe europee e che non ha subito particolari stravolgimenti. Senza la fiducia derivanti dai risultati passati, la squadra si è aggrappata alle parole del tecnico e ai primi riscontri positivi sul campo, tra il pre-campionato e il positivo avvio in Serie A. Una volta acquisite determinate certezze è diventata persino spavalda, come in casa contro il Chievo Verona, regalando una prestazione globalmente di altissimo livello.

Lo ha detto Ranocchia, lo ha ribadito Perisic: se tanti giocatori sono rimasti all’Inter è anche e soprattutto merito di Spalletti. Quando il tecnico di Certaldo è arrivato in ritiro a Riscone di Brunico l’esterno croato un ex accertato in attesa di poter timbrare il biglietto di sola andata perManchester. Non solo l’allenatore ha convinto Perisic a restare nella Milano nerazzurra (complice la volontà dello United di non spingersi fino ai 50 milioni chiesti per il cartellino) ma ne ha migliorato le statistiche a livello realizzativo e l’apporto in fase difensiva. E se far sentire importante chi gioca sempre può essere ritenuto più semplice, lo è certamente meno sentir parlare bene di un tecnico un giocatore (Ranocchia) che prima del Chievo aveva fatto 5’ in 14 gare.

L’Inter è una squadra con un’identità chiara. Non è maniaca del possesso palla, ma sa quando è necessario averlo per aggirare l’ostacolo (domenica scorsa). Dall’altra parte è capace di impostare una tattica di rimessa contando su una fase difensiva molto solida e su elementi offensivi cui basta un pallone per fare male. Rispetto all’anno scorso è riuscita a sopperire alle rare occasioni in cui Icardi è incappato in una giornata no, distribuendo il peso delle marcature tra Eder, Valero, Vecino, Brozovic, D’Ambrosio, Skriniar e soprattutto Perisic. E quando c’è stato da cambiare volto in corsalo ha fatto (vedi difesa a tre nei primi 30’ di Cagliari).

Nelle ultime stagioni l’Inter si è scottata in più di una circostanza. Due anni fa è arrivata alla penultima del girone di andata in testa alla classifica, ha perso la gara del giro di boa e ceduto la vetta, prima di crollare e finire mestamente fuori dalla zona Champions. Peggio è andata nel 2016/2017, iniziato con risultati modesti, proseguito con quattro mesi a buon livello grazie all’arrivo di Pioli e poi concluso con una lunghissima serie di pari e ko fino a un nuovo esonero. Spalletti sta lavorando con successo sulla testa dei suoi giocatori per trovare il giusto equilibrio tra la fiducia in sé stessi e una ricaduta nei facili entusiasmi. Sabato sera avrà la prova del nove sulla bontà del suo lavoro, particolarmente in questo senso, contro un avversario che proprio sulla mentalità ferrea poggia da sei anni per sbaragliare la concorrenza.