Mantova, 14 luglio 2017 - Ha un'agenda così traboccante d’impegni che due estati fa perfino la sua fan numero uno, la madre Sheila Farebrother, s’è dovuta accontentare di festeggiare i novant’anni in compagnia di un sosia. Lui d’altronde è sempre stato così; bulimico di palcoscenici e di nuove avventure musicali a dispetto del pacemaker che porta impiantato nel petto e di altre disavventure da codice rosso come l’infezione batterica “rara e potenzialmente mortale” contratta durante il tour sudamericano che in aprile gli è costata due giorni di ricovero in terapia intensiva. Ma a vincere è stata come sempre la musica e quel “Wonderful crazy night” che stasera lo porta a Mantova per depositarlo nella cornice trecentesca di Piazza Sordello. “Sono ancora in piedi dopo tutto questo tempo / a raccogliere i pezzi della mia vita senza avere te nella testa” canta il pianoman di Pinner, col pensiero forse anche un po’ agli acciacchi dei settant’anni, in un passaggio obbligato dello show quale “I’m still standing”; ma, nonostante droghe, depressione e dissidi con mezzo stardome (mamma compresa) giura di non sentirsi sopravvissuto a se stesso. “Per anni la mia vita è stata vuota e sono andato in scena sperando solo di morire sul palco, poi tutto è cambiato; ora ho una famiglia, dei figli e una gran voglia di vederli giocare a baseball, di portarli alle partite di calcio”.

A cambiargli l’esistenza è stato l’incontro con David Furnish, sposato nel 2005 dopo una dozzina di anni di frequentazione, soprannominato nell’ambiente (e da lui stesso) “Yoko” per l’influenza che ha sulle scelte di una carriera da 235 milioni. Ma Elton, al secolo Reginald Kennet Dwight, non rimpiange nulla. “Non sono mai stato un frontman come Bowie o Jagger. Sono un pianoman, non un sex symbol, quindi mi sono divertito con i vestiti” …e con gli altri “generi di comfort” del dorato mondo del pop. Questo, però, cercando di non perdere mai la bussola, tanto che si trattasse di prove decisive come “Madam across the water” o “Goodbye Yellow Brick Road”, di temi per il grande schermo quale “Il re leone” o musical del West End tipo “Billy Elliot”. “Il predecessore ‘The diving board’ non erano troppo allegri, per questo ho voluto che ‘Wonderful crazy night’ fosse pieno di gioia”. Dal vivo Sir Elton esegue 2-3 pezzi dell’ultima fatica, oltre ad una inevitabile cascata di hit. Si parte da “The bitch is back” per arrivare alla “Candle in the wind” stillata dalla tastiera, in solitudine, nel bis. In mezzo una ventina di canzoni patrimonio dell’umanità quali “Bennie and the Jets”, “Daniel”, “Rocket man (I think it’s going to be a long, long time)”, “Sorry seems to be the hardest word”, “Your song”, “Sad song (say so much)”.