Milano, 6 dicembre 2017 - Praticare l'arte del buon vicinato é quanto mai "urgente per chi si prende cura del bene comune di oggi e di domani: si tratta infatti di contrastare la tendenza individualistica di cui si è ammalata la nostra società". E' uno dei passaggi del primo Discorso alla città dell'Arcivescovo di Milano Mario Delpini, in occasione della festa del patrono. "L'individualismo egocentrico ha radici lontane e una forza persuasiva e pervasiva impressionante, alimentata da enormi interessi - aggiunge -. E' infatti evidente che chi è solo è più debole e più facilmente manipolabile".

"Le persone diventano clienti - continua l'arcivescovo - i loro bisogni cercano soddisfazione nei consumi, le sicurezze si identificano con l'accumulo, lo sguardo sul futuro è miope e la responsabilità un fastidio da evitare. Gli indici per misurare il tempo che si vive si riducono agli aspetti economico-finanziari e la notizia più importante della giornata è l'andamento della borsa. La società è così esposta al rischio di essere sterile, senza bambini e senza futuro, e le persone isolate, senza famiglia e senza comunità". 

A questo primo consiglio di vita per i milanesi, e non solo per loro, l'arcivescovo Delpini ne aggiunge un altro: quello di seguire l'antica "regola delle decime" che "invita a mettere a disposizione della comunità in cui si vive la decima parte di quanto ciascuno dispone". Ma il discorso va oltre i beni materiali, anche se l'aspetto economico non è da sottovalutare. "Non bastano le risorse economiche della comunità a costruire il buon vicinato, anche se tutti devono rendersi conto che anche il contributo economico è determinante" ammette. "Ma per il buon vicinato ci sono contributi da offrire che non si possono monetizzare" ed ecco che propone la regola delle decime, "E' una pratica buona molto antica, attestata anche nella Bibbia, un modo per ringraziare del bene ricevuto, un modo per dire il senso di appartenenza e di condivisione della vita della comunità". Qualche esempio? "Ogni dieci parole che dici, ogni dieci discorsi che fai, dedica al vicino di casa una parola amica, una parola di speranza e di incoraggiamento. Se sei uno studente o un insegnante, ogni dieci ore dedicate allo studio, dedica un'ora a chi fa fatica a studiare".