Milano, 20 agosto 2017 - La fine dell’estate e soprattutto l’autunno segneranno l’avvio di una lunghissima stagione elettorale. La Sicilia, che il 5 novembre andrà, per prima, al voto, darà indicazioni precise sulla compattezza degli schieramenti e sulla geografia politica del prossimo futuro. Il tema fondamentale resta la collocazione dei centristi, decisivi solo in Sicilia. Non a caso dovranno giocare le loro carte al tavolo delle alleanze prima del voto siculo. Angelino Alfano vuol far pesare i suoi voti in Sicilia per ottenere un’alleanza di legislatura su base nazionale, mantenendo fermo lo sbarramento al 3 per cento. Mossa che gli consentirebbe di portare in parlamento un manipolo di fedelissimi (una trentina, secondo le ultime proiezioni). Sa che Meloni e Salvini non lo vogliono, e sta dunque puntando ad accordarsi col Pd. A Matteo Renzi questo fa comodo: aumentano le sue chance di vincere in Sicilia e, soprattutto, di non arrivare terzo su tre in caso di vittoria dei grillini. Condizione necessaria per fermare una nuova resa dei conti nel partito. 

Ma i malumori dentro Alternativa Popolare crescono; la pattuglia dei lombardi (Lupi, Formigoni, Albertini) è in stretto contatto coi vertici del centrodestra, pronta a separare i propri destini da quello degli alfaniani in caso di virata del ministro degli Esteri verso la sinistra. A Milano molti di loro, specie al Pirellone, guardano con interesse alla lista Maroni, pronti a candidarsi con questa. Tutto ciò, però, stride con i problemi reali e le attese dei cittadini. In Sicilia tre Comuni su quattro rischiano il default perché il meccanismo dei trasferimenti regionali si è inceppato e l’assemblea regionale siciliana ci ha messo del suo per rendersi ancora più impopolare approvando una manovra che ripristina il voto popolare per le tanto vituperate Province. Ecco perché l’onda populista sembra marciare indisturbata, in barba a tutte le manovre di palazzo e alle alchimie dei partiti tradizionali che pensano di vincere le elezioni a tavolino, senza fare i conti con la delusione dell’opinione pubblica. Meglio sarebbe che cercassero tutti, a sinistra come a destra, alleanze di programma, dicendo sin da ora agli elettori cosa intendono fare per risanare il bilancio di una Regione disastrata e per governare l’intero Paese rispettando i vincoli europei. Per i 5 Stelle, ovviamente, la Sicilia può rappresentare il trampolino di lancio verso Palazzo Chigi oppure l’avvio della fase del disincanto.

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