Milano, 29 settembre 2017 - Riempiono le pagine dei programmi elettorali dei partiti, ma poi scompaiono dall’agenda delle priorità amministrative. Le periferie fungono spesso da specchietto per le allodole per spronare i cittadini ad andare a votare, ma poi non ottengono quasi mai l’attenzionechemeriterebbero. La demagogia partitica ha spinto forze politiche di destra e di sinistra a chiudere le proprie campagne elettorali in quartieri periferici della città, ma si trattava di boutade sensazionalisticheper illudere gli abitanti di quelle aree. Una volta chiusi i seggi, di quei quartieri non si occupa più nessuno e il degrado continua a imperversare indisturbato. La qualità della vita rimane scadente, i servizi primari non sempre sono all’altezza e l’emergenza sicurezza turba la serenità di chi ci vive. Eppure le periferie sono pezzi importanti di storia meneghina, sono il cuore pulsante della comunità milanese, la culla di tradizioni che stanno lentamente scomparendo. L’originalità del progetto “Lacittàintorno”, promosso dalla Fondazione Cariplo, risiede proprio in questa consapevolezza: le periferie vanno rigenerate, rivitalizzate, non solo ricostruite sul piano architettonico e urbanistico.

Occorre ricucire relazioni umane, offrire ai cittadini delle periferie opportunità culturali, aggregative, formative e di lavoro, riaccendere le luci di quei quartieri con nuovi progetti inclusivi e solidali. “Lacittàintorno” si basa sulla collaborazione tra istituzioni, università, scuole, attori del privato sociale e dell’associazionismo locale, operatori economici e cittadini. Tra Fondazione Cariplo e Comune di Milano si crea un asse virtuoso per realizzare interventi concreti su questo versante, sul modello della sussidiarietà orizzontale pubblico-privato. Si percepisce aMilano, ancor piùdopo Expo 2015, un rinnovato vigore del mecenatismo, ed è su queste basi che la creatività di realtà come la Fondazione Cariplo può generare valore in termini di crescita delle comunità territoriali. Non a caso il presidente Giuseppe Guzzetti ha chiarito che «la parola d’ordine è comunità». E che il volano di un processo di rigenerazione delle periferie dev’essere la cultura, intesa come percezione che l’uomo ha della propria identità. Bisogna lavorare sulla coesione sociale e, senza pretendere di sostituire la fisicità delle relazioni con la virtualità della Rete, occorre altresì liberare le potenzialità che internet e le nuove tecnologie possono esprimere nell’avvicinare i cittadini alle istituzioni e nel consentire a chi vive in periferia di esercitare appieno i propri diritti di cittadinanza.