Brescia, 2 gennaio 2018 - Altro che trenini, cotechini e lenticchie: «io il Capodanno l’ho passato con Donald Trump». Parola di Stefano Cervati, imprenditore bresciano, quarantadue anni, Ceo delle omonime fonderie in provincia di Brescia (ma con vari interessi che spaziano dal mondo mediacale alla gestione di rifiuti, all’arte): può raccontare di avere vissuto un giorno speciale come pochi con l’uomo più potente e discusso della Terra. Grazie a un “grado di separazione”, ovvero quel Guido George Lombardi, amico personale e del tycoon e suo. 

«Già. Siamo uniti da anni. Le nostre famiglie sono molto vicine e da qualche tempo abbiamo anche interessi economici ad unitici – racconta Cervati raggiunto al cellulare mentre è all’aeroporto di Miami –. È grazie a lui se io e mia moglie Paola abbiamo avuto l’invito per il ricevimento del presidente presso il suo buen retiro di Mar-a-Lago». Un’immensa proprietà divenuta resort di 69mila metri quadri ora rinominata “la Casa Bianca d’Inverno”. Qui Trump porta ospiti personali, ma anche personaggi politici di tutto il mondo. «È stata una festa incredibile – racconta l’imprenditore –. Per entrare abbiamo subito controlli di ogni tipo da parte della sicurezza e poi ci siamo accomodati a bordo piscina per poter godere di un buffet spettacolare». Circa 750 ospiti: la quasi totalità sono soci del golf club, circa una cinquantina, gli ospiti particolari tra cui, appunto Cervati. 

«Il party poi si è spostato all’interno della struttura e qui abbiamo assistito a un concerto live suggestivo». Luci rosa, camerieri che girano ordinati, convivialità e poi stupore: «Poco prima della mezzanotte Trump ha fatto il suo ingresso accompagnato da tutta la famiglia: un privilegio assoluto potere essere così vicino a loro e stringerne le mani e un enorme stupore notare quanto lui sia affettuoso con i suoi cari e con i suoi ospiti». Il presidente è partito con un discorso a braccio di un quarto d’ora sullo stato dell’America, sui suoi risultati e ha pure svelato che tra gli ospiti c’è chi nei prossimi mesi investirà miliardi e miliardi di dollari negli States.

«Il nome? Top secret – spiega Cervati – ha solo detto che si tratta di un australiano...». Cervati pare avere una venerazione per Trump, il suo racconto raggiunge note enfatiche, ma mai di stucchevole deferenza. Trapela l’ammirazione per un uomo che «sta andando contro le lobby e contro l’establishment del suo Paese, raccogliendo risultati importanti. Come la riforma fiscale, tanto per fare un esempio. Ed è un vero peccato che all’estero di Trump arrivino solo le manifestazioni folkloristiche. Io ho sempre creduto in lui, facevo parte dei comitati messi in piedi da Lombardi. E ora che l’ho conosciuto confermo tutto quello che penso di lui».