Brescia, 21 giugno 2017 - La Polizia portoghese, su segnalazione del Ros dei Carabinieri, ha arrestato a Fatima Maurizio Tramonte, condannato ieri in via definitiva all'ergastolo per la strage di piazza della Loggia. Fino a stamattina Tramonte risultava "irreperibile" per la Procura generale di Milano che ha emesso gli ordini di esecuzione per lui e per Carlo Maria Maggi, entrambi condannati definitivamente per la strage di Piazza della Loggia a Brescia. Tremonte si era reso irraggiungibile da alcuni giorni. "Non ho parlato con lui dopo la sentenza, non ci siamo sentiti" aveva detto il suo legale, Marco Agosti. Il suo cellulare infatti risultava staccato da giorni. Il 28 maggio, in occasione dell' anniversario della Strage, si era detto sicuro che avrebbe avuto giustizia. Era convinto che sarebbe stato assolto e che avrebbero cercato i veri colpevoli. 

"All'indomani della sentenza della Cassazione che ha confermato le due condanne all'ergastolo per la strage di piazza della Loggia ho voluto chiamare Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria di Brescia. Ho sentito il bisogno di ringraziarlo, e con lui tutti i familiari delle vittime, per la tenacia e la fiducia con cui hanno atteso - per 43 lunghissimi anni - che la giustizia italiana dicesse una parola definitiva. Ora quella parola è arrivata: a Brescia ci fu una strage neofascista che si avvalse della complicità
di settori deviati dei servizi". Lo afferma la presuidente della Camera, Laura Boldrini. "'Lo Stato ha dovuto combattere contro un'altra parte dello Stato, e lo Stato democratico alla fine ha vinto', mi ha detto Manlio Milani. Quella storia, che ha segnato tanto profondamente la nostra democrazia, merita memoria e rispetto - sottolinea Boldrini - Un rispetto che oggi esige anche di non sottovalutare i crescenti segnali di una presenza fascista, incompatibile con la Costituzione, le leggi e la storia dell'Italia nata dalla Resistenza

"Finalmente, riconosciuta piazza della Loggia dentro la storia del Paese, anche loro potranno finalmente riposare in pace". Lo ha detto Manlio Milani, portavoce dei familiari delle vittime della strage che dopo la lettura della sentenza ha commentato: "In quel momento mi è passato il film della mia vita pre 28 maggio 1974. Allo stesso tempo, attraverso quest'affermazione di giustizia, finalmente ho capito il senso e il valore del perché eravamo in piazza quella mattina e il senso e il significato, estremamente importante, di questi anni che abbiamo condotto nella ricerca della verità anche a loro nome".