Trenzano, 10 marzo 2016 - Botta e risposta su Facebook tra il sindaco di Trenzano Andrea Bianchi e una tredicenne marocchina che gli ha scritto chiedendogli «tu saresti un sindaco» e poi ha aggiunto «razzista di merda». «Il messaggio mi è arrivato attorno all’una e mezzo della notte tra sabato e domenica – spiega Andrea Bianchi – io l’ho visto la mattina. Non è il primo né l’ultimo di questo tono che riceverò. Quello che mi ha stupito è che a scriverlo sia stata una bambina non ancora tredicenne che non potrebbe accedere per legge ai social network e la cui famiglia ha pendenze con il Comune di Trenzano. Una ragazzina questa, che al Comune deve molto, avendo frequentato le scuole locali e goduto di tanti servizi che ogni giorno l’amministrazione comunale offre a chi vive in paese». Andrea Bianchi ha deciso di rispondere alla minorenne e di pubblicare la conversazione su Facebook, naturalmente oscurando il nome della ragazza nel rispetto della privacy. «Ho voluto la massima trasparenza su questo scambio epistolare per mostrare ai miei concittadini fino a che punto siamo arrivati – dice Andrea Bianchi – queste “risorse’’, così vengono definite, arrivano in Italia, si fanno mantenere e poi sputano nel piatto dove hanno mangiato e sulle persone che le hanno accolte». Bianchi non si ritiene razzista e non accetta l’aggettivo che per lui ha scelto la marocchina. «Io non sono razzista. Io sono un patriota» – rimarca.

Nell’articolata risposta inviata alla giovane, il primo cittadino ringrazia la 13enne per avergli scritto e le chiede come ha potuto permettersi di rivolgersi con quei termini a un adulto e in particolare a un sindaco, sottolineando come a lui la famiglia ha insegnato l’educazione e i comportamenti da tenere. Le chiede anche se conosce e rispetta le leggi e le ricorda che da quando suo padre è arrivato nel 1993 è lo Stato italiano che si occupa di lui e della sua famiglia, che in cambio non paga la tassa dei rifiuti dal 2000. «Se una persona è ospite e riceve delle opportunità dovrebbe essere grata e cercare di agire nel rispetto delle regole e della comunità pagando i servizi che riceve – dichiara Bianchi –. Invece quando le cose si mettono male queste “risorse’’ che non hanno legami col territorio, si spostano lasciando debiti senza alcun problema sulle spalle della cittadinanza, proprio come hanno fatto i familiari della ragazzina, che ora grazie al cielo non vivono più a Trenzano ma che con i trenzanesi hanno un debito di 2.618 euro. Inoltre si permettono di offendere. La beffa è che la ragazzina e i suoi familiari hanno la cittadinanza italiana. Se questi sono i nuovi italiani andiamo bene. Il messaggio che mi è arrivato è la dimostrazione palese che le politiche sull’immigrazione non funzionano. A queste persone auguro di tornare presto al loro paese di origine e raccomando nel frattempo di non tornare più a Trenzano».