Brescia, 10 giugno 2017 - Un milione e mezzo di euro. A tanto ammonterebbe il risarcimento che gli Spedali Civili di Brescia sono pronti a versare ai familiari (il marito e i due figli) di Giovanna Lazzari, la donna bresciana di 29 anni morta la notte tra il 30 e il 31 dicembre del 2015 nel principale nosocomio cittadino. La donna, avrebbe compiuto 30 anni l’1 gennaio, era all’ottavo mese di gravidanza (avrebbe dovuto partorire poche settimane dopo) e quella notte perse anche la bimba che portava in grembo. L’accordo sul risarcimento sarebbe stato raggiunto già nei giorni scorsi ed entro la fine del mese la somma dovrebbe essere versata ai familiari di Giovanna.

Dal Civile nessuna conferma ufficiale, però. "La questione relativa al risarcimento – commenta il direttore generale Ezio Belleri – è ancora in via di definizione". Ieri in tribunale a Brescia si è nel frattempo svolta la prima udienza del processo nei confronti dei due medici ritenuti responsabili per il decesso. Alla sbarra, accusati di omicidio colposo e procurato aborto, ci sono Federico Prefumo, 46enne ginecologo di fiducia di Giovanna Lazzari e dipendente del Civile, ed Emilia Buccheri, 38enne ostetrica nell’ospedale bresciano.

Secondo i magistrati, a coordinare le indagini il procuratore aggiunto Carlo Nocerino e il sostituto Ambrogio Cassiani, i due medici avrebbero sottovalutato la situazione di salute in cui si trovava Giovanna Lazzari arrivata in ospedale lamentando forti dolori. Secondo quanto emerso dall’autopsia la 29enne è morta per avere contratto, con ogni probabilità fuori dal Civile, il batterio dello streptococco. "Non hanno nemmeno preso in considerazione, già all’ingresso della paziente al pronto soccorso ostetrico-ginecologico avvenuto poco dopo le 21 del 30 dicembre, i sintomi indicativi di un quadro clinico di sepsi - scrivevano nell’avviso di chiusura indagini i due magistrati -. Hanno liquidato la situazione come una banale febbre dovuta a una gastroenterite. La loro negligenza si è poi palesata quando entrambi hanno affidato tutta l’attività di monitoraggio a una specializzanda e a una ostetrica con poco più di un anno di esperienza".

L’udienza di ieri è durata pochi minuti, giusto il tempo di rinviare il processo al prossimo 7 ottobre. Dovrebbe trattarsi di un dibattimento piuttosto snello: sul banco dei testimoni dovrebbero salire soltanto i due consulenti di parte.