Brescia, 7 ottobre 2017 - È la psicologa a cui si sono rivolte le famiglie di alcune delle giovani coinvolte a fare capire il male e i danni che Carmelo Cipriano ha provocato alle sue vittime. Il 42enne, arrestato giovedì dai carabinieri con l’accusa di avere abusato sessualmente - anche con altri uomini e ricompensando con piccoli regali - di diverse ragazzine che frequentavano la sua palestra di karate nella zona del Garda, avrebbe letteralmente plagiato le adolescenti. Così si legge negli atti dell’inchiesta della Procura di Brescia che ha portato in carcere il 42enne che lunedì mattina sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia.

«Ho seguito Anna (il nome è di fantasia) in dieci incontri», ha spiegato agli inquirenti la professionista chiamata all’inizio dell’anno dai genitori preoccupati perché la ragazza aveva raccontato loro di avere subito un grave abuso da parte del proprio insegnante di karate, Carmelo Cipriano appunto. «E’ emersa una condizione di enorme senso di colpa verso la propria famiglia e non meno verso il titolare della palestra – aveva spiegato la psicologa agli inquirenti – Perché ha tenuto nascosto tutto ciò che le stava accadendo raccontando loro bugie. Si vergognava dell’accaduto».

La ragazza, oggi 17enne, aveva cominciato a frequentare Cipriano quando aveva solo 14 anni. «Sono stata convinta da Carmelo che fosse normale quello che stavamo facendo - ha spiegato la ragazzina alla psicologa nel corso di uno degli appuntamenti in cui ha fatto emergere i tre anni di abusi – Diceva che la sessualità è un elemento fondamentale nella coppia e che per questo ero tenuta a comportarmi così». Pressioni e minacce, Cipriano le avrebbe detto che se avesse raccontato ciò che accadeva sarebbe finita «in un gran casino» e che sarebbe stata ritenuta responsabile del suo suicidio. Una manipolazione psicologica che ha portato la giovanissima a isolarsi dal contesto sociale e familiare. Cipriano si comportava così con tutte. Parlando di una di loro, una diciassettenne che ai genitori aveva confidato di essere innamorata dell’uomo, la psicologa traccia un profilo drammatico. «Appare come persona manipolata e priva di ogni coscienza sul suo attuale stato - aveva spiegato agli inquirenti - La sensazione è stata quella di avere di fronte una persona ipnotizzata, incapace di comprendere la realtà e le conseguenze della stessa. La ragazza alla luce di quanto le è accaduto non è in grado di comprendere quali siano i criteri che permettono di definire una relazione, sana e alla pari».