Brescia, 29 luglio 2016 - «I figli stanno lottando. Così come la sorella: sono in contatto continuo con loro». Chiedono giustizia e verità, spiega l’avvocato Massimo Battagliola. Quella verità che Gabriele e Michele De Sario hanno provato a gridare senza – per ora – essere creduti dai tribunali. Il padre, in carcere in Sardegna, non ha mai abusato di loro, nonostante la sentenza affermi l’opposto. «È innocente. Fu nostra madre a obbligarci a mentire» dicono a distanza di 15 anni dalle accuse che lo avevano inchiodato. Franco Saverio De Sario, l’uomo costretto a scontare una pena di 9 anni e 11 mesi per violenze sessuali nei confronti dei figli, è stato riabilitato da quelle che i giudici avevano già definitivamente riconosciuto come vittime. Ragazzini costretti a subire gli abusi del genitore quando avevano circa 10 anni.

Ora quegli stessi figli trentenni si battono affinché venga ristabilita quella che, a loro dire, sarebbe la verità dei fatti accaduti in Sardegna, regione di origine della famiglia, e a Brescia, dove i quattro si erano trasferiti per alcuni anni ed erano state presentate le denunce nei confronti del padre. La partita potrebbe riaprirsi. «Siamo in attesa di sviluppi», fa sapere l’avvocato che si è opposto all’istanza di inammissibilità pronunciata dalla Corte d’Appello di Roma a ottobre. In un documento di 14 pagine, i giudici avevano definito «le dichiarazioni prive di elementi di conforto». Parole «smentite dalle pregresse risultanze processuali». Secondo la Corte d’Appello, «le ritrattazioni di Gabriele e Michele potrebbero essere il frutto del riavvicinamento negli ultimi anni con il padre». Tesi questa sostenuta anche dalla madre.

I figli e la sorella di Franco Saverio De Sario hanno chiesto all’avvocato Battagliola del foro di Brescia di non arrendersi e di opporsi all’istanza di diniego. E una prima parziale vittoria è arrivata qualche giorno fa. «Roma ha trasmesso il fascicolo a Perugia: siamo in attesa che venga fissata un’udienza», spiega il legale bresciano. Gabriele e Michele vivono l’attesa «lottando», sottolinea l’avvocato Battagliola, che confidava nelle dichiarazioni dei figli per chiedere alla Corte d’Appello la revisione del processo. Per la difesa, infatti, le rivelazioni dei familiari costituiscono una nuova prova processuale da cui ripartire per riscrivere la verità giudiziaria.