Riccardo Reghenzani
Riccardo Reghenzani

Cassano Magnago (Varese), 29 gennaio 2017 - Aggredito, minacciato, ammanettato dalla polizia russa e costretto ad assistere impotente al rapimento della sua fidanzata, perché voleva sposarla contro il volere della famiglia di leiRiccardo Reghenzani, 34 anni di Cassano Magnago, da San Pietroburgo lancia un appello perché qualcuno lo aiuti a far sentire la sua voce alle autorità russe, per riabbracciare la sua fidanzata Ekaterina. Dopo essere stato liberato, il giovane ha assunto un avvocato e un investigatore privato, e spera così di riuscire ad ottenere giustizia per la sua amata.

Una vicenda surreale quella vissuta da Reghenzani, praticante in uno studio di avvocati di Busto Arsizio, che dal 24 gennaio sta vivendo un incubo. In Russia era arrivato per coronare un sogno: sposare di Ekaterina, 27 anni, conosciuta al mare in Thailandia a giugno. «Volevamo vivere in Italia - racconta Riccardo, raggiunto al telefono in un hotel di San Pietroburgo - con la sua famiglia aveva pessimi rapporti dopo il divorzio dal primo marito, un matrimonio che le era costato numerosi ricoveri in ospedale, diciamo per eccessivo stress. La prima volta che sono andato in Russia me lo sono trovato in aeroporto».

Nonostante le difficoltà, i due giovani hanno deciso di sposarsi in Russia: «Volevo fosse tranquilla rispetto al passato - prosegue il trentatreenne - per i suoi visti e documenti sarebbe stato tutto più semplice». La coppia è quindi partita alla volta di San Pietroburgo, con l’intenzione di fissare una data. «Avevo necessità di una vidimazione sul passaporto, così siamo andati nell’ufficio preposto il 24 gennaio - continua il giovane - all’uscita siamo stati aggrediti da un gruppo di uomini». In due avrebbero afferrato la sua compagna per un braccio, trascinandola a bordo di un’auto. «Ho reagito - racconta - sono stato spintonato, aggredito e mi sono aggrappato alla portiera della macchina per cercare di far uscire Ekaterina».

A quel punto è intervenuta la polizia russa. «Mi hanno preso, ammanettato e portato in un loro ufficio - continua - dove ho scoperto di essere stato accusato dai parenti della mia ragazza di aggressione». Liberato dalle manette dopo qualche ora, Reghenziani ha spiegato di essere riuscito a scrivere un sms a sua madre, chiedendole di contattare il Consolato. «Qualcuno ha chiamato il posto di polizia, poi hanno lasciato che Ekaterina mi parlasse - prosegue il giovane - mi ha detto di aver convinto i parenti a ritirare la denuncia evitandomi il carcere, poi tra le lacrime ha detto che rischio la vita, se resto qui».

La giovane sarebbe poi stata poi costretta a seguire i parenti, i quali avrebbero hanno fatto irruzione nell’appartamento preso in affitto dalla coppia. «Prima di andarsene, dopo aver portato via tutte le cose di Ekaterina e i documenti del matrimonio, mi hanno detto che non l’avrei mai sposata. Non la vedo e non la sento da allora. Solo una mail inviata ieri notte, ma credo fosse sorvegliata». La famiglia e gli amici attendono con ansia il rientro di Reghenzani, sono preoccupati per la sua incolumità, ma lui non ha intenzione di muoversi dalla Russia “ho assunto un avvocato, un investigatore - conclude - sono stato picchiato, ammanettato e la mia fidanzata rapita. Se la sono presa con la forza. Voglio giustizia».