Lorenzo Sanua, figlio di Pietro, con la madre rimasta vedova alla commemorazione
Lorenzo Sanua, figlio di Pietro, con la madre rimasta vedova alla commemorazione

Corsico (Milano), 5 febbraio 2020 - Venticinque anni di silenzio. Il silenzio assordante dopo il boato fortissimo di quel colpo sparato da un fucile a pallettoni che per tutto questo tempo ha rimbombato nelle orecchie di Lorenzo, il figlio di Pietro Sanua. Erano insieme la mattina di quel 4 febbraio 1995, quando una macchina si accosta al furgoncino di frutta e verdura che sta guidando Pietro, pronto ad allestire la sua bancarella al mercato di via di Vittorio. La canna di un fucile spunta dal finestrino, poi l’esplosione. Pietro viene colpito, sterza il volante, la corsa del furgoncino finisce pochi metri avanti. Lorenzo, che dava una mano nei mercati, allora ventenne, assiste alla morte del padre, 46 anni, sul sedile di quel furgoncino. Dopo quel rumore, il silenzio, ancora più assordante di un colpo sparato a pochi metri. Un silenzio fatto di attesa, di sete di giustizia. Un fascicolo chiuso immediatamente senza risposte, colpevoli, mandanti. Un colpo mortale sparato da nessuno.

La notizia che mette fine a quel silenzio è arrivata ieri, nella ricorrenza del 25esimo anno da quell’omicidio. «Le indagini sono riaperte – ha raccontato Lorenzo Sanua, spiegando che i suoi legali hanno depositato un’istanza alla Dda –. Potrebbero esserci elementi importanti che non sono stati mai presi in considerazione. È una fase molto delicata, è meglio non parlare ma lasciare che chi di dovere faccia il proprio lavoro e proceda con tutti gli accertamenti e gli approfondimenti. Noi continuiamo a sperare, a chiedere la giustizia che ci manca ormai da troppo tempo". Nuovi elementi che potrebbero fare luce sui responsabili di quell’omicidio di mafia. Pietro era apprezzato dagli onesti e odiato dai criminali: "La mafia uccide chi sfida la mafia", ha ripetuto Lorenzo, ripercorrendo l’impegno del padre. Era presidente provinciale dell’associazione nazionale venditori ambulanti della Confesercenti e combatteva il racket che gestiva l’assegnazione delle postazioni dei venditori di fiori fuori dai cimiteri.

Troppo clamore: Pietro doveva tacere ed è stato ammazzato, senza colpevoli. Ma nella ricostruzione delle indagini del 1995 ci sono buchi neri, dettagli passati inosservati. Come la lite con una venditrice che apparteneva alla famiglia Morabito, cognome noto a Corsico e Buccinasco, territori che Sanua conosceva molto bene, soprattutto per la presenza della ‘ndrangheta che proprio negli anni Novanta si è rafforzata mettendo qui radici profondissime. Dettagli che verranno messi sotto la lente, per cercare di dare le risposte non solo a Lorenzo e a sua mamma, ma a tutti coloro che vogliono giustizia per Pietro.

A tutte le persone che non lo hanno dimenticato e che sono rimaste accanto alla sua famiglia, anche simbolicamente, prendendo parte alla tradizionale fiaccolata che ogni anno parte da piazza Papa Giovanni XXIII, dalla Parrocchia di Sant’Antonio, e arriva vicino a quel lampione dove si è fermato il furgoncino di Pietro per l’ultima volta. Ieri sera, alla fiaccolata, c’era come sempre l’associazione Libera (Lorenzo ne è referente del Presidio Sud Ovest), le istituzioni, politici e comuni cittadini che non vogliono dimenticare. Prima la Messa, in ricordo di Sanua, poi la fiaccolata, le letture e il concerto dei Descargalab. Un momento di incontro e riflessione, di vicinanza, di un abbraccio che non ha mai smesso di stringere la famiglia di Pietro. Momenti di memoria e di impegno, ma soprattutto di attesa e non più di silenzio. Quello che ha ucciso Pietro Sanua come quel colpo sparato in viso, ma che non uccide i ricordi.