Erano passate da poco le 17 del 4 maggio di 72 anni fa quando il cielo sopra Torino si oscurò all'improvviso. L'aereo che trasportava i giocatori del grande Torino, una delle squadre di calcio più forti di tutti i tempi, di ritorno dal una partita amichevole a Lisbona disputata il giorno prima, 3 maggio 1949, perde quota fino a schiantarsi contro la collina di Superga, a nord ovest della città, là dove si trova una basilica fatta costruire dal re Vittorio Amedeo II per ringraziare la Vergine Maria della vittoria contro i francesi. L'incidente, forse dovuto al maltempo, fra nuvole basse, nebbia e pioggia incessante, provoca la morte di trentuno persone, fra giocatori granata, dirigenti, componenti dell'equipaggio e giornalisti al seguito del club.  

La commemorazione

Ieri, come da tradizione di ogni anno dalla tragedia, la più grave che abbia mai colpito il calcio italiano, si è tenuta una cerimonia per rendere omaggio alle vittime dell'incidente. A causa della pandemia, con i familiari delle vittime, sulla collina di Superga c'erano solo il presidente Urbano Cairo, il direttore generale Antonio Comi, il Chief Operation Officer Alberto Marile e il direttore sportivo Davide Vagnati. Ed è la prima volta che a leggere i nomi di Valentino Mazzola e compagni, periti nello schianto, è stato il presidente del club e non il capitano granata. 

Gli altri ricordi

Tributi sono arrivati anche da esponenti del mondo sportivo tricolore e della politica. La sindaca di Torino Chiara Appendino ha scritto su Twitter "Chi ama il calcio ama il Grande Torino. Chi ama Torino ama il Grande Torino. Anche dopo 72 anni". Il presidente della Figc Gabriele Gravina, da parte sua, ha definito "il Grande Torino un simbolo di unità nazionale che non verra' mai dimenticato". Poi ha aggiunto: "Il dolore e le emozioni che suscita ancora oggi il ricordo della tragedia di  Superga rappresentano un patrimonio di valori per tutto il calcio italiano"

Le vittime dello schianto

Nell'incidente persero la vita i giocatori Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Giulio Schubert e gli allenatori Egri Erbstein, Leslie Levesley, il massaggiatore Ottavio Cortina con i dirigenti Arnaldo Agnisetta, Andrea Bonaiuti ed Ippolito Civalleri. Morirono anche tre giornalisti sportivi: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo, papà di Giorgio) e Luigi Cavallero (La Stampa) e i componenti dell’equipaggio Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Celeste Biancardi e Antonio Pangrazi.