Sanremo - Un conto è l'esibizione sul palco del Teatro Ariston, un altro è la canzone registrata e postprodotta. E proprio quest'ultima è la versione che poi chiunque potrà ascoltare, soprattutto oggi con i servizi di musica in streaming su internet che permettono di avere tutte le canzoni ovunque e in qualunque momento. E così dopo le pagelle della prima serata, quelle della seconda, quelle della serata delle cover, ecco le pagelle definitive: il pagellone del riascolto. Tutto in maniera ironica, si intende.

Aiello "Ora" - "Sesso e ibuprofene"... Di solito il mal di testa si usa come scusa proprio per evitarlo, il sesso. E infatti Aiello risolve il problema prendendo dell'ibuprofene e via. Infatti poi canta di essere rimasto "Tredici ore in un letto, a festeggiare il mio santo". "Non riuscivo a dirti che mi ricordavi di lei, mi ricordavi di lui, ero fuori da poco". Aiello, sarà che sei oggettivamente un bel vedere, sarà che hai costruito un testo al quale manca solo "che al mercato mio padre comprò": il dato di fatto è che ti capisci solo tu. Voto 4.5.

Annalisa "Dieci" - Al riascolto è tutt'altro rispetto all'esibizione. Voce precisa come una spada e soprattutto un testo che ha un senso. "Ho cenato col vino sul letto, e non deve andare così, non fanno l'amore nei film": chi non ha mai vissuto una situazione del genere o simile durante una delusione d'amore? La sua voce è rotonda, ma spigolosa quando serve. Da riascoltare più volte. Voto 7-

Madame "Voce" - Se il testo si capisse e lei non si mangiasse le parole, sarebbe una bella canzone. No, non è vero. Non si riesce proprio ad ascoltare. Quel poco che si ascolta è banalotto. Voto 4.5.

Fasma “Parlami” - Tu la ascolti e la riascolti e non ti sembra nulla di nuovo. Infatti non lo è. È un mix fra Mr.Rain e lo stesso Fasma. Bella forza, si dirà, è Fasma ed è ovvio che lo stile sia il suo. Peccato che non sia inconfondibile. E che l’utilizzo smodato degli effetti è del vocoder spersonalizzi qualsiasi cosa. Se la situazione in Italia fosse differente, questa canzone sarebbe fra le regine di quelle trasmesse nei luna park e agli autoscontri. Perché comunque fra i giovani funziona. Per fortuna non ci sono solo loro. Voto 5.

Francesca Michielin-Fedez “Chiamami per nome” - “Prova a toglierle tu, baby”. Ecco no. “Baby” anche basta. Come rovinare un testo a tratti interessante. “Baby” non lo usano più neanche nelle serie tv, non vedo perché dovremmo sentirlo in una canzone del 2021. Lasciando perdere il vocoder usato da Fedez - se non si arriva a certe note, forse non le si dovrebbe neanche prevedere -, il brano ha un proprio senso e una propria coerenza. Peccato che il ritornello non sembri inserito nel brano, cioè sembri completamente slegato. Voto 6.

Gaia “Cuore amaro” - Bisogna superare l’iniziale confronto con Elettra Lamborghini, il che è tutto dire, che viene evocato dal ritmo latineggiante molto simile. Poi tutto sommato è ascoltabile. Nulla di indimenticabile, ma con un buon remix può superare l’estate. Voto 5.5.

Random “Torno a te” - Non si sa da dove cominciare. Se da quel “pàura” in cui gli accenti vengono massacrati o se dal ritmo pretenziosamente vecchio. È insostenibile per un giovane come Random. Forse è un talento, di sicuro non con questa canzone. La sua “Torno a te” non farà certamente come Daniele Silvestri ovvero “Saliró”, ma più probabilmente farà come un brano di Luca Dirisio: “Sparirò”. Voto 4.

Gió Evan “Arnica” - Troppo facile avere pregiudizi nei confronti di uno che è noto per gli aforismi sui social e che sul palco di Sanremo arriva vestito peggio di un boyscout in gita che non ha specchi in casa. Però il suo atteggiamento da nuovo Simone Cristicchi risulta talmente artefatto da essere quasi irritante quanto i suoi accenti sincopati. L’idea alla base del testo non sarebbe male. Se fosse tra le Nuove Proposte. Non ce lo meritiamo tra i big. Voto 4.5.

Max Gazzè "Il farmacista" - Tipico brano alla Gazzè. Ovvero che ti trasporta in un mondo fatto di parole, di idee e di suggestioni per nulla scontate. "Dimetisterone, poi Norgestrel in fiale. Per chiuderci una notte in camera": insomma, la lei di Max Gazzè ha qualche problemino e quindi lui le fornisce una soluzione. Sovvertendo la tradizionale immagine dell'uomo che deve aiutarsi con i farmaci. Idea geniale per una canzone. Idea da Gazzè. Peccato che il brano sia praticamente incantabile in larga parte. Voto 7.5.

Arisa "Potevi fare di più" - Il testo è una d'alessiata, ma non da "Castello delle cerimonie" e quindi alla fine risulta anche godibile. "A che serve cercare se non vuoi più trovare, a che serve volare se puoi solo cadere": qualche frase fatta a Gigi la si perdona sempre. Questo brano è una sorta di "La notte" che non ce l'ha fatta. Però si fa ascoltare. Voto 6.

Coma_Cose "Fiamme negli occhi" - "Quando ti sto vicino sentto che a volte perdo il baricentro e ondeggio come fa una foglia". Teneri loro. Riascoltandoli in streaming tutte le stonature non esistono, per fortuna. Il testo da cuccioli smarriti e innamorati rimane. E alla fine risulta anche un brano carino e coccoloso. Voto 6.

Fulminacci "Santa Marinella" - "Voglio solamente diventare deficiente e farmi male, citofonare e poi scappare. Voglio che mi guardi e poi mi dici che domani è tutto a posto". "Non cercarmi mai però incontriamoci prima o poi senza volerlo". Il ragazzo è bravo. L'esibizione dal vivo non rende giustizia, il che è un problema perché prossimamente, se tutto andrà davvero bene, le esibizioni dal vivo ricominceranno. E quindi Fulminacci dovrà un po' registrare la voce. Ma solo in ascolto questa è una bella canzone. Voto 6.5.

Orietta Berti "Quando ti sei innamorato" - L'attacco è "In nome dell'amore" di Paolo Meneguzzi, a tratti ha anche del "L'ho visto prima io" di Loredana Errore. Il ritmo è tangheggiante e fa del classico la propria cifra distintiva. Inevitabilmente ha un'ispirazione retrò. Però Orietta è Orietta e non la si discute: la si può solo amare. Voto 6 monumentale.

Francesco Renga "Quando trovo te" - "E la mia testa non ne vuole più sapere di stare ferma e io continuo ancora a camminare". Insomma, è un ansioso cronico. Il brano è un mix fra atmosfere di Renga e suggestioni di Nek. Però tutto sommato si fa ascoltare. Non troppe volte, però. Voto 5.5.

Willie Peyote "Mai dire mai" - La fotografia di un'epoca. E di tanti suoi colleghi che sono in gara al Festival di Sanremo come lui. "Ora che sanno che questo è il trend, tutti 'sti rapper c'hanno la band, anche quando parlano l'autotune". Ecco appunto. Finalmente qualcuno che dice che le cose come stanno. E che sembra pure credibile, visto il proprio background. La canzone rimane in testa e il ritornello trapana il cervello. Come è giusto che sia. Voto 7.

Irama "La genesi del tuo colore" -"Mai smetterai, canterai, perderai la voce". Ecco con tutti gli effetti applicati a questa canzone la voce neanche la trovi. Peraltro il ritornello più lo si ascolta e più ricorda "Ken il guerriero". Come nel caso di Michielin-Fedez, la canzone starebbe in piedi tranquillamente anche senza il ritornello. Che sembra totalmente slegato dal resto del brano. Un brano che di fatto è "tipicamente Irama". Nulla di nuovo. Voto 6.

Ghemon "Momento perfetto" - "Certe mattina che è ancora buio mi alzo ad orari quasi vietati, non voglio più lavorare gratis": parole sante, caro Ghemon. "DIcono sempre che è il turno degli altri, ma non mi sento secondo a nessuno". Alleluja, Alleluja amico. Potrebbe e dovrebbe diventare l'inno di un'intera generazione, quella dei precari, di chi accetta in silenzio una situazione scomoda che potrebbe cambiare solo alzando la testa. Peccato che la sua voce non dia sempre il giusto rilievo alle parole, ma nel complesso è da rivalutare rispetto all'esibizione sanremese. Voto 6.5.

Maneskin "Zitti e buoni" - "La gente purtroppo parla,  non sa di che cosa parla". Quando hai ragione, caro Damiano. Marlena è tornata e adesso che non la devono più cercare i Maneskin sono più tranquilli e possono finalmente sfogarsi. E questo è proprio un brano con il quale sfogarsi e perfetto se si vuole fare un po' di corsa pesante. Voto 8.

Noemi "Glicine" - "Ricordo ancora quella sera guardavamo le... le code delle navi dalla spiaggia sparire". Ecco il doppio articolo fa molto Max Pezzali primi anni Duemila. Il ritornello ricorda sin troppo da vicino "Ti porto a cena con me" di Giusy Ferreri, però la voce di Noemi è uno spettacolo. Riconoscibile, anzi inconfondibile. Al riascolto rimane in mente. Voto 8.

Malika Ayane "Ti piaci così" - Sì, piace davvero così. "E' ora che ti vedi. Non era, non sarà. Ci pensi e ti piace com'è". Una Malika nel solco di "Fatti bella per te" di Paola Turci. Una riaffermazione della propria identità, un concetto di accettazione ma anche di cambiamento che in fondo potrebbe e dovrebbe appartenere un po' a ognuno di noi. "E ti piace" cantato, si percepisce anche col solo ascolto, sorridendo è una sorta di manifesto. Anche questo brano è perfetto da avere nelle orecchie quando si corre. Magari nel verde incontaminato. Liberi. Voto 8.

La rappresentante di lista "Amare" - "Vorrei essere tutto, potrei essere niente", "Amare senza avere tanto, urlare dopo avere pianto". Ecco, Veronica di voce ne ha parecchia e al riascolto trascina. Così come il ritmo. Non è per nulla un brano tipico de "La rappresentante di lista" e quindi spiazza. Ma se gli si dà una possibilità, non si rimane delusi. Voto 7.

Colapesce-Dimartino "Musica leggerissima" - "Metti un po' di musica leggera perché ho voglia di niente". Avete presente un qualsiasi giro estivo o primaverile in auto con qualche amico o amica? Avete presente mettere questa canzone e cantare a squarciagola? Ecco. Voto 9.

Lo Stato sociale "Combat pop" - Caos allo stato puro. Se li si spoglia delle performance colorate e del tutto fuori di testa sul palco, il brano è allegro e ha anche un certo significato. Perfetto per accompagnare mentre si corre o si passeggia. Voto 7

Bugo "E invece sì" - Cristian Bugatti senza Morgan è solo Bugo. E la mancanza della voce di Morgan avrebbe potuto rendere questo un brano esplosivo. Ma d'altro canto Morgan è esplosivo di suo e quindi meglio evitare. "Vorrei fare l'arbitro ma non mi piacciono i fischi, il superfluo a volte è importante", "Scriverò il nostro nome sui portoni anche se mi dici Cristian cresci, stai su dritto": la canzone in sè è anche carina. Ma, come nel caso di molti brani di Bugo, il problema è Bugo stesso. Anzi la sua voce. Non pervenuta neanche in streaming. Voto 4.5.

Ermal Meta "Un milione di cose da dirti" -"Se mi resti vicino non ci spegne nessino, avrai il mio cuore a sonagli". La noia. Le solite canzoni d'amore. Vecchie. Ecco, Ermal Meta è questo: il vecchio che, purtroppo, avanza troppo. Canta in modo intonato, con poche emozioni sia chiaro. E' un brano da "aurea mediocritas", il che non è detto che sia un male. Ma va ascoltato distrattamente, tanto sono tutti concetti già sentiti mille volte. Voto 5.

Extraliscio feat Davide Toffolo "Bianca luce nera" - Vai col liscio. Ma sul serio, vai col liscio che ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di ballare, di scatenarci. E questo brano è un'iniezione di allegria e di energia. Anche questa subito da inserire nella playlist da corsa. Voto 7.