di MANUELA SANTACATTERINA - Denis Villeneuve entra nella sala stampa del Palazzo del Cinema accompagnato dal cast corale di Dune presentato Fuori Concorso a Venezia 78. Accanto a lui siede Timothée Chalamet che nell’adattamento cinematografico del romanzo di Frank Herbert interpreta Paul Atreides. Camicia bianca con piccoli pois blu e giacca beige, Villeneuve scherza con i suoi attori e con i giornalisti presenti in sala. Aspettava di realizzare questo film da sempre, fin da quando, da adolescente, ha letto il romanzo di Frank Herbert restandone folgorato. 

I TEMI «Quando ho letto il romanzo da piccolo mi aveva colpito il viaggio alla ricerca dell’identità del protagonista passando attraverso un’altra cultura, la relazione con la natura, quella malinconia e sensazione di solitudine con il patrimonio che ha alle spalle».

LA SFIDA «La sfida più grande durante le riprese? Affrontate i capelli di Timothée perché sono una cosa viva! (ride, n.d.r.). Scherzi a parte è stato cercare di trovare un equilibrio tra il romanzo così ricco di dettagli e e il pubblico che aveva bisogno di informazioni. Volevo rendere il racconto più cinematografico possibile permettendo agli spettatori di avere tutte le informazioni necessarie. Credo che il risultato del film sia sorprendente, ma vedremo come andrà in sala.. Sono tempi difficili per tutti. E prima di tutto dobbiamo pensare alla sicurezza. Ma se si sentono al sicuro in sala, li incoraggio a vederlo al cinema. Perché questo è un film pensato, immaginato e realizzato per la sala. È un’esperienza fisica, immersiva. Per me il grande schermo fa parte del linguaggio».

L’AMBIENTE «Quando ha scritto Dune, negli anni Sessanta, faceva un ritratto nel XX secolo. Ma con il tempo il suo lavoro è diventato sempre di più una previsione del XXI secolo, e credo che oggi sia ancora più attuale nel parlare del pericolo delle figure messianiche, dell’effetto del Colonialismo, dei problemi ambientali. Questo libro è stato con me negli anni e credo che il film parlerà dell’ambiente molto più di quando ha fatto il libro quarant’anni fa. Dobbiamo imporre dei cambiamenti. Quello del cambiamento climatico deve essere l’argomento e non “un” argomento, perché è la nostra sopravvivenza che è in gioco».

TIMOTHÉE CHALAMET «Con Timothée abbiamo avuto molte discussioni intellettuali sul set, siamo andati in profondità nelle emozioni e gli ho dato fiducia fin dalle prime sequenze. È stato impegnativo per lui. Ho capito la sua potenza come attore nella scena in cui si è confrontato con Charlotte Rampling. Si è trasformato davanti la cinepresa. Ho pianto di gioia davanti alla sua capacità interpretativa. Non mi sono sbagliato a sceglierlo».

LA COLONNA SONORA «Quando ho scelto di fare il film, Hans Zimmer è stato il primo a cui ho chiesto di partecipare. Stavamo finendo le riprese di Blade Runner 2049 e mi ha detto che quello di lavorare a un adattamento di Dune era uno dei suoi sogni più grandi. Non aveva mai visto il film precedente perché voleva avere la mete vergine. Ci siamo visti una sera a Montreal e abbiamo discusso se fosse una buona idea o meno realizzare quel suo sogno. E così abbiamo deciso di farlo. Ricordo che mi ha consigliato di portarmi il libro nel deserto e per mesi ha lavorato per uscire dalla sua comfort zone e affrontare la musica in modo diverso. Una cosa a cui anche la la pandemia lo ha costretto. tutti gli strumenti erano imprigionati in casa. Gli ho detto che doveva essere una colonna sonora femminile per sottolineare la forza femminile che c’è nel film».

VENEZIA 78: la sezione dedicata

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