Milano, 1 marzo 2019 

LETTERA

Ai miei tempi gli studenti avevano paura dei professori. In classe vigeva un clima di terrore. Mi chiedo se fosse giusto o sbagliato. Roberto, Milano​

RISPOSTA

Sono contrario alla scuola punitiva. Con le cattive maniere non si ottiene niente, neanche in classe. Umiliare i bambini e gli adolescenti è controproducente e produce un danno permanente perché allontana dalle discipline che invece dovrebbero essere amate. Senza dubbio, in classe non c’è posto per la paura e per altri stati d’animo negativi. Il modello educativo attuale è il risultato di anni di studi nel settore dell’educazione ed è concepito e realizzato per motivare gli alunni, invitare al dialogo, all’apertura e alla condivisione. Detto questo, è giusto che la scuola ponga il giovane a confronto con il rigore, con le regole, con il rispetto delle consuetudini tipiche di una comunità organizzata. Non è accettabile che il ragazzo si comporti in classe come se fosse sul divano di casa. Gli auricolari per la musica, la gomma da masticare, il caos sul banco sono inaccettabili perché atteggiamenti e costumi non adeguati all’istituzione scolastica e esprimono il contrario dell’atteggiamento costruttivo di un gruppo che vuole imparare e crescere. La scuola deve essere autorevole, non autoritaria, deve rispettare e essere rispettata. Compito dei docenti è avvicinare i giovani alla cultura, all’arte, aprire nuovi orizzonti. Perché l’insegnamento sia efficace, deve attecchire su menti serene e libere, non spaventate e oppresse. La scuola non deve mai perdere di vista il suo obiettivo: far conoscere, imparare e apprezzare la storia, la fisica, l’arte e le altre materie. Come fare per avere l’attenzione dei giovani e per avvicinarli allo studio? Non esiste una ricetta. Certamente è importante l’esempio. Un docente puntuale in aula, aperto alla interazione, alla personalizzazione dei contenuti e delle procedure, dà tanto e tanto può richiedere.