Innovazione tecnologica e ricerca sono legate soprattutto al progetto della Città della Sa
Innovazione tecnologica e ricerca sono legate soprattutto al progetto della Città della Sa

Sesto San Giovanni (Milano), 20 novembre 2019 - Un'analisi di competitività per cercare di capire quali sono le criticità di Sesto ma soprattutto quali driver possono generare valore per lo sviluppo socio-economico dell’area urbana. Ad averla realizzata è stato il Centro di ricerca interuniversitario in Economia del territorio (Criet) dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Committente lo stesso Comune che ha assegnato l’incarico nell’ambito del programma Attract. «Avevamo bisogno di un report di ricerca redatto su basi scientifiche, per poter così orientare al meglio le proposte di rilancio per la città», ha spiegato l’assessore al Marketing territoriale, Maurizio Torresani. L’altra sera il dossier è stato presentato agli operatori economici e sociali locali all’auditorium Bcc.

Più di 50 pagine che, in realtà, contengono dati, flussi e scenari che dovrebbero già essere ben noti: dall’epopea delle fabbriche alle diverse ondate migratorie, dalla trasformazione e dall’invecchiamento della popolazione residente alla tipologia delle attività oggi presenti in città fino alla caratterizzazione di ognuno dei cinque quartieri. Così, la parte più interessante dell’analisi è proprio quella che non si basa su un campione statistico, ma di convenienza. La parola passa agli stakeholder e alle imprese per cercare di rispondere a una domanda, sempre quella da 20 anni: «Sesto da città delle fabbriche a?». «Le aziende chiedono sviluppo armonico e tecnologico con la pubblica amministrazione come player attivo. Chiedono di favorire connessioni con scuole ed enti di formazione ma anche spazi coworking - commenta la dottoressa Debora Tortora, ricercatore di Management dell’università Bicocca -. Si dà grande fiducia al Comune, chiedendo un ruolo attivo. Sesto è sentita come città di grandi opportunità». Nel futuro i privati vedono per lo più innovazione tecnologica e ricerca, anche grazie al progetto di Città della Salute. «Ma attenzione perché potrebbe essere anche una criticità – avverte Tortora -. Bisogna cambiare il modello di sviluppo: il lascito di iperspecializzazione ha creato in passato isole felici e zone deserte e lo stesso può accadere con Città della Salute». Proprio per questo gli scenari disegnati dai privati vanno oltre. C’è chi pensa addirittura a un futuro di agricoltura smart perSesto, ma per lo più si vede una città di ricerca e cultura. Vuoti urbani (le aree dismesse) ma forte presenza dell’associazionismo vengono letti insieme dalle imprese, che chiedono una forte vocazione alla cultura e al turismo.

Il dossier applaude alla «chiara visione strategica» della mappatura del patrimonio immobiliare passibile di riconversione (fornace, ex asilo Montessori, camino fumi). Tuttavia, le istanze delle aziende appaiono in controtendenza con quanto fatto fino a oggi dall’amministrazione, che ha cancellato le uniche funzioni culturali dal piano Marelli (il polo museale dell’Università Statale) e dal piano Falck (la biblioteca al Bliss e le scuole modello di Renzo Piano) e ancora non ha rilanciato le strutture già esistenti. La ricerca mette in evidenza l’indicatore, mo lto alto, di accessibilità complessiva del territorio sestese. «L’obiettivo dell’analisi è definire i principali fattori di attrazione. Da questo lavoro si legge il bisogno di ricostruire una forte identità sestese, capitalizzando l’eredità del passato, leggendola in chiave moderna - sottolinea il professore Angelo Di Gregorio, ordinario di Management all’Università Bicocca -. Lo sviluppo deve essere coesivo e inclusivo. Il territorio va inteso come ecosistema in grado di generare valore».