L’allevatore Battista Cassi mostra una delle vacche a cui sono state legate le zampe posteriori durante un sopralluogo con l’azienda sanitaria e i carabinieri
L’allevatore Battista Cassi mostra una delle vacche a cui sono state legate le zampe posteriori durante un sopralluogo con l’azienda sanitaria e i carabinieri

Milano, 14 aprile 2019 - «Cento mucche sfrattate dalle stalle e maltrattate, rischiano di essere abbattute». A sostenerlo sono Mariangela e Battista Cassi che hanno ricevuto l’ingiunzione di sfratto da quel terreno che loro considerano ancora una loro proprietà. «Ci è stato ordinato di portare da un’altra parte 100 mucche in 15 giorni, pena il loro abbattimento. Sia chiaro, noi da qui non ci muoviamo fino alla sentenza finale in merito al nostro ricorso contro la perizia presentata dalla la società che sta tentando di impossessarsi del fondo agricolo con pochi spiccioli. Sedici ettari con cascina e stalle non possono valere poco più di 480mila euro». I due fratelli sono da tempo in lotta per difendere la loro tenuta agricola ereditata dal papà, un fondo posseduto dalla famiglia a Cascina Moro di Sant’Agata sin dal 1949. Le vicende giudiziarie hanno inizio nel 1990.

«Dovevamo far fronte alla restituzione di un prestito bancario, mio padre si fidò di un suo caro amico, personaggio noto istituzionalmente sia in paese che in Regione, che gli aveva promesso un finanziamento da parte della Regione Lombardia, che non arrivò mai. Il caro amico di papà, propose quindi la soluzione di un prestito offerto da persone a lui vicine che pretesero la firma di un documento a noi presentato come atto di garanzia ma in realtà si trattava di una procura a vendere». Comincia così l’odissea delle perizie sul valore della tenuta agricola. «Uno di quei signori esercitò quel diritto, vendendo la proprietà a una società che era a sua volta controllata da un’altra società del venditore. Di fatto aveva proceduto a vendere a se stesso il fondo e ad un prezzo fuori mercato che raggiungeva gli 850 milioni mentre un perizia del 2000 aveva fissato il valore dell’azienda agricola a oltre 2 miliardi di vecchie lire». In questa prima fase i Cassi incassano la prima sentenza a loro favore subito contestata dalla srl acquirente che presenta una controperizia, considerata valida dal giudice e impugnata a sua volta dai fratelli Cassi.

Nel frattempo nei mesi scorsi viene mandato l’ufficiale giudiziario a sfrattare la famiglia Cassi e nominato un custode per accudire gli animali in attesa del loro trasferimento. «Gli animali sono visibilmente maltrattati - conclude Mariangela Cassi - il custode nominato alla loro cura non si vede quasi mai. Abbiamo presentato denuncia per maltrattamento agli animali e sollecitato più volte l’Ats ad intervenire ma purtroppo tutto tace e intanto una vacca è già deceduta». Fra decisioni in primo grado e ricorsi in appello, si attende dunque la risposta della Cassazione che dovrà mettere la parola fine ai 25 anni di contenzioso legale.