Diego Dalla Palma si racconta sul palco: “La bellezza? Intelligenza e coraggio”

Da Asiago a Milano, una vita nella moda e tanti incontri importanti. "Vi svelo tutto al Teatro Manzoni"

Diego Della Palma
Diego Della Palma

Milano, 5 dicembre 2023 –  Dall’altopiano di Asiago, al luccicante mondo della moda. Dello showbiz. In mezzo: una vita anomala e stravissuta. Dove i successi si sono intrecciati con i dolori, le gioie con le cicatrici. Alcune profonde, profondissime. Un grande baule esistenziale. Che da qualche tempo Diego Dalla Palma porta in scena con “Bellezza imperfetta“, stasera al Teatro Manzoni. Più che uno spettacolo, la condivisione di un viaggio. Di una strana forma di vita, come cantava Amália Rodrigues. A Milano in replica unica, visto che la data di domani è saltata causa infortunio.

Dalla Palma, intanto come sta?

"Dolorante ma bene. Per fortuna non mi sono rotto nulla cadendo, si è solo strappato il tendine della spalla destra. Il destino mi ha protetto, alla mia età non è poco. Ma non posso esagerare con gli sforzi".

E a portare in scena la sua vita come si sente?

"Da una parte è una sorta di svuotamento, un faticoso trasloco di me stesso. Dall’altra provo la gioia di raccontare alla gente quello che sono".

A quali episodi è legato?

"Il più struggente, quello che mi rende sempre malinconico, è quando mia madre rinunciò ad avermi al suo fianco per lasciarmi libero. Mi mandò a Milano, incontro al futuro, mettendomi in tasca 25mila lire. Un momento toccante, di transizione. Dal punto di vista professionale, quando fui scelto da Vogue per rappresentare il marchio Italia a New York. Sui giornali scrissero che ero il profeta italiano del make up".

Ci avevano visto lungo.

"Effettivamente sì. Ma ero un po’ strambo. Avevo fatto una linea di rossetti e dai colori tutti particolari, usando il blu, il verde. Avevo capovolto ogni schema tradizionale. D’altronde già la mia famiglia era anomala. Vivevamo in una malga ma mia madre si metteva il rossetto per andare a ritirare il latte nella stalla".

Domanda d’obbligo: cos’è la bellezza?

"Una categoria dello spirito. È intelligenza. Passa da alcuni valori, a partire dal coraggio di essere sé stessi e dalla diversità. Ma è un percorso anche di dolore, di consapevolezza, di disciplina, a cui si aggiunge il ruolo del destino. Se mi rompevo qualcosa l’altro giorno mica eravamo qui a parlare insieme. E mentre attendevo l’ambulanza, non sentendo più gli arti, mi è sembrato di osservare la condizione della mia fine. Non la morte, quella l’ho sempre tenuta in considerazione. E poi, riflettendo di vita e di bellezza, non va sottovalutato l’intuito. Io non credo di essere particolarmente intelligente e non sono colto. Ma ho sempre avuto intuizioni importanti".

Incontri che le hanno cambiato la vita?

"Maud Strudthoff, direttrice sezione costumi in Rai. Che dopo mesi di tentativi mi offrì un posto da costumista per pietà, regalandomi i dieci anni più belli della mia esistenza. Pensi che avevo deciso di lasciare Milano, di rientrare a casa. Ma l’ascensore era rotto e ci incontrammo. Amália Rodrigues ha invece modificato il mio modo di raccontare e di intendere la bellezza, la regina del fado, una donna incredibile".