Test sierologici
Test sierologici

La corsa alla verità, il rischio della trappola di un risultato falso, la prudenza delle istituzioni sanitarie, fra tentazione di vietare e volontà di assecondare.  La caccia ai test sierologici in Lombardia si sta trasformando in ossessione. Ogni tipo di laboratorio e ogni tipo di prezzo. Il Giorno inizia un viaggio alla scoperta della giungla  dei cacciatori di anticorpi pubblici e privati.

Milano, 26 maggio 2020 - Una famiglia , una nonna e uno studente. Accumunati dallo stesso retropensiero: quello di aver potuto contrarre il coronavirus. L’idea dominante del “popolo“ dei test sierologici che ieri si è recato a Villa Marelli in viale Zara a Milano. In questo “distaccamento“ dell’ospedale di Niguarda si fanno non solo i tamponi ma anche screening sierologici, utili a ritracciare gli anticorpi dopo l’infezione da Covid. Ieri è stato il debutto in Villa Marelli, per un mese si erano fatti al Niguarda. Il ritmo è di 50 prelievi al giorno, da lunedì a venerdì, fra le 10,30 e le 12,30: presto l’attività sarà estesa. Si recano qui i pazienti segnalati da Ats: contatti stretti dei positivi, a cui non è mai stato fatto un tampone, oppure paucisintomatici nella Fase 1, rimasti a casa con l’influenzale e segnalati dai medici come sospetto Covid.

All’ingresso dell’ambulatorio si misura la temperatura. Al punto prelievi al primo piano ci sono, tra gli altri, una famiglia (con due bimbe), senza voglia di parlare, e Simone, 21 anni, studente in Bicocca: "Mio padre ha avuto il Covid e 2 mesi fa ho avuto anch’io una leggera febbre. Non ho più sintomi ma voglio sapere se sono entrato in contatto con il virus: è un pensiero che mi ha ossessionato per settimane, spingendomi a misurare la febbre in maniera “compulsiva”". A Rosalba, 73 anni, la temperatura è arrivata a 38 gradi: "Dal 12 marzo sono rimasta in casa con mio marito. Non vedo l’ora di riabbracciare i miei nipotini…". L’esame è un prelievo di 5 millilitri di sangue. La provetta viene processata nel laboratorio di Niguarda. I risultati arrivano all’Ats dopo un paio di giorni.
Il sierologico tracciando la presenza degli anticorpi segnala che una persona ha già “incontrato” il virus: non è diagnostico ma ha solo una finalità epidemiologica. "Se il test è positivo il paziente deve fare il tampone dopo 3 o 4 giorni: è questo l’unico esame che può “certificare” se l’infezione sia in atto" spiega il direttore socio-sanitario del Niguarda, Simona Giroldi.

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