Milano - Il giorno dopo la bufera Rai-ddl Zan è tutto un tendersi la mano. Salvini che vuole prendere un caffè con Fedez, dopo che il rapper-influencer le ha cantate e non poco al suo partito la Lega dal palco del concertone del Primo Maggio. E ora Andrea Ostellari, leghista anche lui,  presidente della commissione Giustizia al Senato, che nel corso della trasmissione Morning show di Radio cafè ha detto: "'Io e Zan (Alessandro, autore del disegno di legge contro l'omotransfobia, la misoginia e l'abilismo, ndr) siamo padovani e non ci diamo le spalle. Non abbiamo avuto occasione di recente di incontrarci, però questo non esclude che si possa fare. Anzi, tendo la mano e mi piacerebbe che il dibattito fosse aperto, per fare una legge utile per tutti''.  

C'entrano forse i 12,4 milioni di follower di Federico Lucia in arte Fedez e i 23,4 della moglie Chiara Ferragni? Una potenza di fuoco che pochi altri possono vantare? Può darsi. E il duo Ferragnez può non piacere - e non piace a molti, vuoi per il protagonismo a volte esasperante, vuoi per il modello di vita e business proposto - ma una cosa è certa: quando scelgono un tema da difendere, lo mettono al centro della scena e non ce n'è per nessuno. E' successo con lo scandalo vaccini in Lombardia, è successo con la lottizzazione della Rai, grossissimo "elefante nella stanza" tutto italiano, è successo con il disegno di legge Zan, approvato a novembre alla Camera e poi parcheggiato al Senato in attesa che venisse incardinato in commissione Giustizia. Mesi e mesi in cui se n'è parlato sì, ma non in modo pervasivo come sta succedendo ora.

Poi è iniziata la battaglia di Fedez, ben prima del Primo Maggio e di questo bisogna dargli atto: con parole chiare ha prima scoperto e poi divulgato lo stallo del ddl. Ha intervistato lo stesso Zan in una diretta Instagram. Certa sinistra, certi intellettuali storcono il naso per il mezzo, per l'interlocutore, ma è l'arroccarsi di chi non ha capito che piaccia a no, Instagram è la nuova piazza, i comizi si fanno tra un #ad e un altro. Si dirà - e viene detto da più parti - i Ferragnez hanno scelto le battaglie che adesso tirano e fanno audience, perché il marketing si nutre degli ideali del momento: il femminismo lei, l'omotransfobia e la censura in Rai, lui. Sarà, ma finché la tutela delle persone che di tutele ancora hanno bisogno sarà diventato un tema primario per l'Italia, ben venga tutto. Specie se dall'altra parte c'è chi, come il duo domico Pio e Amedeo, che dall'alto del privilegio di essere uomini etero e bianchi rivendicano di poter usare termini offensivi in nome della battaglia al regime del politically correct. 

Gli applausi e i detrattori

Tantissimi sono stati gli applausi per il discorso di Fedez sul palco del Primo Maggio, dalla politica al mondo dell'arte e della musica, senza contare i semplici spettatori e utenti dei social. Lo stesso Alessandro Zan ha scritto su Twitter: "Il coraggio di Fedez al concertone dà voce a tutte quelle persone che ancora subiscono violenze e discriminazioni per ciò che sono. Il Senato abbia lo stesso coraggio ad appriovare subito una legge per cui l'Italia non può più attendere". Ma c'è anche chi, pur non essendo contrario al ddl Zan, ha avanzato qualche dubbio sulla denuncia dell'influencer. Una fra tutti (ma non è la sola), la giornalista Selvaggia Lucarelli, che su Facebook scrive un lungo "j'accuse". "Fedez improvvisamente paladino del mondo Lgbt. Bene. Fedez però è anche quello che quando il primo cantante italiano famoso anche fuori dai confini nazionali ha fatto coraggiosamente coming out e nel 2010 - mica ora, con la strada più che spianata- nella canzone “Tutto il contrario” gli dedicò la strofa“ “Mi interessa che Tiziano Ferro abbia fatto outing, ora so che ha mangiato più wurstel che crauti. Si era presentato in modo strano con Cristicchi: ciao sono Cristiano non è che me lo ficchi?”. Ora, era ironico? Va bene. Voleva dire il contrario? Va bene. Quella strofa però era violenta, qualunque lettura le si voglia dare. La canzone è ancora lì, mai ritirata". Il riferimento è appunto a una canzone dell'album Penisola che non c’è, per la quale è stato attaccato anche dalla Lega. 

C'è poi il tema del lavoro, che secondo i detrattori è stato solo sfiorato. "C’è una differenza tra l’essere nel giusto ed essere coraggiosi. Il coraggio si misura con un’unica unità di misura: quanto e cosa si rischia di perdere, compiendo una determinata azione. Fedez ha sposato una causa giusta in una fase di consenso per il ddl Zan enorme, e per fortuna. Non lavora in Rai, non ha bisogno dei pochi soldi della Rai perché ne guadagna moltissimi altrove. Fedez è testimonial Amazon. Guadagna svariati milioni di euro con Amazon. Questo sì che rappresenta quel “qualcosa da perdere"".

 C'è ancora poi chi lo accusa di essere un "Comunista col Rolex", dal titolo di una sua canzone: cioè un ricco, un privilegiato, che parla non avendo nulla da perdere. "Se vendo la Lamborghini e compro una Panda posso dire quello che penso?", ha detto Fedez in una Instagram stories.