Crema, 9 marzo 2018 - ​«Guardi, peggio di così…». Appare sconsolato Alberto Scaravaggi, presidente del Comitato pendolari cremaschi, alla luce degli ultimi disagi: ritardi su ritardi e treni disastrosi. Ultimo episodio conosciuto: ieri mattina i treni avevano una temperatura interna di otto gradi a fronte di una esterna di uno.

«Se possibile – attacca Scaravaggi – dopo la sciagura del 25 gennaio il servizio è addirittura peggiorato. Nello scorso mese di febbraio due episodi molto gravi, entrambi di venerdì: i treni hanno tardato così tanto che una volta arrivati a Treviglio non c’era più alcuna corrispondenza per Crema e non pochi hanno dovuto prendere il taxi per arrivare a casa, con aggravio di costi». Il taxi ha un costo variabile da 28 a 50 euro, secondo le circostanze e l’autista. Chi rimborsa i pendolari rimasti intrappolati nel sistema? «Nessuno, naturalmente, e dobbiamo sottolineare che gli abbonamenti non sono di certo a buon mercato. Detto questo, ribadiamo la grave carenza di informazioni che continua a imperversare». Una situazione davvero al limite del paradossale perché sin qui non sono serviti a nulla domande, lettere, richiami, appelli fatti da tutti, anche dai sindaci: i vertici di Trenord e Rfi continuano a proseguire per la loro strada e la regione Lombardia va avanti imperterrita. «Noi chiediamo a gran voce le dimissioni di tutto il management perché palesemente incapaci di gestire le linee. Basti pensare che abbiamo chiesto, tra le altre cose, di far attendere di qualche minuto le coincidenze quando il treno ha piccoli ritardi. Ci hanno assicurato che avrebbero dato disposizioni e invece nulla: se il treno arriva a Treviglio anche con un minuto di ritardo, la coincidenza è già partita e al pendolare non resta altro che attendere un’ora per prendere la prossima. Ripeto: vogliamo le dimissioni di tutto il vertice perché incapaci e nessuno ha più fiducia in questa società. Speriamo che con l’arrivo del prossimo assessore in Regione si possa far qualcosa». Una situazione paradossale, quella dei pendolari cremaschi costretti a servirsi del treno per Milano. Tanto paradossale e incredibile, palesata all’indomani del disastro di Pioltello, tre donne morte e 45 feriti, alcuni molto gravi, che non vede alcun miglioramento. «Di fronte ai disastri vediamo i vertici dimettersi. Qui non è successo – ribadisce Scaravaggi – e allora siamo noi a chiedere a gran voce le dimissioni o l’azzeramento del contratto per manifesta incapacità. Andare avanti in questo modo non ha alcun senso».