Un presidio di protesta davanti al Mercatone Uno di Madignano
Un presidio di protesta davanti al Mercatone Uno di Madignano

Madignano, 26 novembre 2021 - Schiarita, finalmente, per i dipendenti (da mercoledì ex) della Mercatone Uno di Madignano. La ditta Max Factory, società che gestisce trenta negozi di abbigliamento e casalinghi nell’Italia del Nord ha presentato al ministero un’offerta di acquisto di tre negozi della Mercatone uno e tra questi c’è quello di Madignano. L’offerta è all’esame del ministero, ma i dubbi che possa essere respinta sarebbero praticamente azzerati, in quanto la stessa azienda ha già presentato offerte, poi accolte, allo stesso ministero. La Max Factory, infatti, ha già acquistato lo scorso anno quattro negozi ex Mercatone Uno che poi ha avviato. Recentemente ha presentato un’offerta per acquistarne altri tre. Oltre a quello di Madignano, un punto vendita in Piemonte, a Crevoladossola (Verbano-Cusio-Val d’Ossola), dove ci sono 25 lavoratori e l’altro a San Michele d’Adige, con 10 dipendenti. Per quanto riguarda il negozio di Madignano, i lavoratori sono 29, tutti licenziati il 24 novembre e in cassa integrazione da ieri.

La Max Factory propone di assumerne 20 con contratto di 24 ore, come riferisce Maria Teresa Perin della Cgil: "Saremo alla trattativa nazionale con l’azienda per verificare le intenzioni della ditta piemontese che ha avanzato l’offerta per l’acquisto. Dei 29 ex dipendenti della Mercatone Uno di Madignano, qualcuno sta per andare in pensione, ma ne restano fuori altri che non trovano spazio nella richiesta della Max Factory. Per quel che ci riguarda, di certo tratteremo e penso che ci possano essere margini per chiudere la questione con soddisfazione. Di certo ci vorranno alcuni mesi perché l’azienda sistemi il capannone e lo renda pronto per lavorare. Nel frattempo gli ex dipendenti staranno in cassa integrazione". In zona Cesarini dunque, pare che l’annosa vicenda della Mercatone Uno vada risolvendosi, almeno per quel che riguarda Madignano dove i dipendenti all’epoca della chiusura, tre anni fa, erano 35 e di questi solo sei hanno trovato un altro posto di lavoro.