Milano, 29 ottobre 2020 - Era prevedibile che, con la gente chiusa in casa e spostamenti limitati nei periodi di pandemia, diminuissero i furti e i reati tradizionali. Il triste rovescio della medaglia è che, nel primo semestre 2020, sono cresciuti enormemente i reati digitali. Lo dicono i dati del Report della direzione centrale della Polizia criminale, che dipende dal Dipartimento di Pubblica sicrezza del Ministero dell’Interno. Stando alle cifre del Viminale, nel periodo in analisi i crimini denunciati sono calati in totale del 32,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La causa principale dello spostamento delle attività criminali nel mondo virtuale è l’emergenza Covid-19, che ha portato alle misure restrittive e al periodo di lockdown.

I reati tradizionali hanno registrato nel primo semestre un calo medio del 25,9%, con scippi e borseggi diminuiti di un terzo e le rapine in banca e agli uffici postali più che dimezzate. É aumentata invece del 23,3% la criminalità informatica, il che rende ancora più decisiva la battaglia per far crescere la cybersecurity. Dall’1 gennaio al 30 giugno 2020 sono stati commessi 9.380 delitti informatici. Furti di identità, frodi informatiche, clonazioni di carte di credito e altri reati digitali si sono verificati con una media di 52 denunce al giorno. Analizzando i dati per Regioni, l’aumento più significativo si è riscontrato in Sardegna, con un +122%