Milano, 2 dicembre 2020 - 

LETTERA

Tanto faticavo a comprendere certi scioperi e cortei sulla scuola, tanto capisco la protesta oggi degli studenti che vogliono tornare a scuola. E non lo dico da genitore interessato, ma da chi si rende conto di avere un figlio che sta perdendo il senso della “classe”. La loro protesta è un esempio di serietà. Angelo P., Milano

RISPOSTA

In tutto questo vociare da seconda ondata calante, c’è un aspetto positivo da salvare: la protesta - silenziosa, ma ferma - degli studenti. Da quelli delle Medie ai ragazzi delle Superiori, in più parti d’Italia, la sollecitazione a riaprire le scuole che non possono campare sulla sola Dad è quanto di più civile si sia visto. Chissà, forse questi ragazzi sono veramente i virgulti capaci di riequilibrare le sorti del mondo, usando un tamtam generazionale che li fa agire in modo identico a diverse latitudini. Di sicuro, se messi nelle condizioni di pensare, crescere ed esprimersi, hanno sensibilità che altri non hanno, come ha dimostrato il lavoro svolto nel progetto di ricerca che ha visto coinvolti i ragazzi delle scuole di Brescia coordinati dai docenti dell’Università Cattolica. Gruppi di lavoro e studio che hanno sfornato idee e progetti per un futuro capace di rispettare l’ambiente e di rendere la loro città migliore. Hanno già chiaro un concetto: se non si danno da fare loro, non erediteranno grandi possibilità da chi li ha preceduti. Vanno aiutati a crescere ancora meglio e più forti in questo convincimento.

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