Milano, 20 agosto 2019 - 

LETTERA

Se non è il lavoro sono i migranti, se non sono i migranti sono le pensioni, se non sono le pensioni sono le opere pubbliche o i danni del maltempo: c’è sempre una questione emergenziale in Italia. Mai però che si parli e tanto più si affrontino con i criteri dell’urgenza le questioni scuola e ricerca che in fin dei conti sono due capisaldi sui quali costruire il futuro del Paese. Fra una ventina di giorni i primi problemi arriveranno a galla con la questione delle cattedre scoperte, ma sono i mancati investimenti in questi ambiti a pesare di più. Gianni C., Como

RISPOSTA

Sul fronte delle emergenze, vere o presunte, possiamo dire che l’Italia non si è fatta mancare proprio niente. Basta poco perché scatti l’allerta e la logica del “bisogna fare presto perché c’è un problema”. Resta un mistero perché in questa lunga sequenza di allarmi non figurino quasi mai ricerca, scuola, istruzione. Sempre in fondo alla fila dei problemi anche in questi giorni, che saranno pure ancora dedicati alle vacanze, ma sentono già scandito il conto alla rovescia per la ripresa dell’anno scolastico. Si arriverà al primo giorno di scuola con la solita litania per le cattedre scoperte, i fondi non ripartiti. Eppure non servirebbero rivoluzioni per risolvere questi problemi, basterebbe rispettare i tempi e prestare attenzione. Solo in ambito ricerca c’è una partita da un centinaio di miliardi di euro da ripartire a livello Ue, già questo sarebbe un punto sul quale fondare una ripartenza. Ma le “emergenze” sembrano altre. ivano.costa@ilgiorno.net​