LETTERA:

Italiani e chiusi in sé stessi per riuscire ad arrivare a fine mese. Non c’è da stupirsi che ci siamo ridotti in questo modo visti almeno gli ultimi dieci anni. La realtà è che abbiamo addirittura perso la congnizione di futuro e del mondo che ci circonda. Saverio P., Milano

RISPOSTA:

Logorati dall’incertezza. E quando si è incerti è facile che a dominare sia la confusione. Così il 62% degli italiani è convinto che non si debba uscire dall’Unione europea, ma il 25% è invece favorevole e se il 49% è contrario alla riattivazione delle dogane alla frontiere interne Ue, il 32% sarebbe invece per rimetterle. Sono solo alcuni passaggi dell’ultimo rapporto del Censis che consegna alla fine dell’anno un Paese alle prese con una crisi di identità e un po’ “incarognito” perché per difendersi da una situazione di difficoltà e di sfiducia si sono attivati meccanismi di autodifesa che non lasciano spazio a una visione più ampia dei confini della propria casa. E così diventa ancora più difficile accettare discorsi su un futuro che non si riesce a intravvedere perché offuscato da bisogni contingenti. In compenso nessuno si sente isolato perché - lo dice il Censis - al mattino appena esvegli e la sera prima di addormentarci un’occhiatina allo smartphone la diamo sempre, perché così resta almeno viva la sensazione di essere collegati al mondo. Quale non si sa.